Giornata mondiale della distruzione delle armi

 

Discorso nella Giornata mondiale della distruzione delle armi - Serra San Bruno - 10 giugno 2018

 

Parlo da donna e mi permetto di parlare a nome di tante donne che mi onoro di rappresentare in questo contesto.

Sono una donna nata in Calabria e con molta emozione vedo partire dalla mia terra questa iniziativa ,da una terra che ha vissuto il dramma dell’emigrazione massiva e che ora diventa il luogo di un grande cambiamento

Sono personalmente emigrata negli anni cinquanta, quando la nostra organizzazione sociale era fortemente patriarcale e per le donne non c’era un grande spazio di parola.

Le donne, immerse in una cultura patriarcale, base di una organizzazione forse necessaria in una comunita’ di base contadina, ma oggi sempre piu’ desueta visti i drammatici cambiamenti che la nostra societa’ ha avuto nel corso di pochi decenni, hanno portato e continuano in qualche modo a portare il segno profondo della emarginazione sociale e culturale che per secoli hanno avuto. E il riferimento, il modello profondo che si portano dentro è stato per molto tempo una marginalizzazione nella vita sociale, con un gradiente variabile a seconda dei paesi in cui si nasce, massima nei paesi islamici e piu’ attenuata nelle culture piu’ evolute del nord Europa.

L’emarginazione sociale si’ è tradotta quasi sempre in una disistima di se e del proprio femminile, disistima e svalutazione che si è inesorabilmente trasmessa da madre a figlia, in una catena di tramando ineluttabile, che nelle ultime generazioni si comincia finalmente a spezzare per liberare le enormi risorse e gli enormi giacimenti di creativita’ che fin’ ora non si sono potuti manifestare appieno.

Ogni donna sa e conosce bene quanto deve lottare per il suo diritto alla vita, alla liberta’, all’affermazione di se. Ogni donna ha sperimentato i muri invisibili che impediscono la sua piena realizzazione..

Le donne sono state deprivate(non parliamo dei diritti civili che solo negli ultimi decenni e con le ultime generazioni si sono affermati),ma parliamo del diritto di sentirsi realmente protagoniste della vita della “Polis”…in un gruppo di studio che stiamo conducendo sul femminile nell’ambito della NSP ,nello studio che stiamo conducendo sui Greci, si evidenzia come, nella cultura che è stata la nostra base fondante, nel pieno splendore della Polis Ateniese, culla di civilta’ e creativita’, alle donne, con leggi speciali veniva legalmente sancita l’esclusione dalla vita pubblica, rendendole di fatto prigioniere del marito, padre fratelli.

Certamente dobbiamo fare i conti, uomini e donne con le nostre basi culturali e se Pitagora per primo ha restituito dignita’ alle donne, non possiamo non chiederci cosa è accaduto all’uomo e alla donna con questi presupposti.

Come ci dice Jung l’incontro tra maschile e femminile è indispensabile per completare quella parte di noi mancante e cosi’ l’uomo cerca nella Donna la sua Anima e la donna cerca nell’uomo il suo Animus.

Ma se lo squilibrio tra i sessi è ,come e ‘ stato cosi’ forte,se l’uomo ha dovuto e voluto per secoli confrontarsi con una persona non alla pari, se il ruolo femminile è stato cosi’ subalterno, come hanno potuto gli uomini calmare la loro affannosa ricerca della propria anima per trovare la tanto ricercata armonia di vivere?

L’uomo è rimasto ahime’ solo…venendo ridotta la sua compagna a una subalternita’ che non la rendeva piu’ compagna, ma legata a lui da una dipendenza economica ,culturale, oggetto sessuale senza diritti. L’uomo non ha potuto placare le sue istanze disarmoniche e distruttive,istanze non controbilanciate da una energia pari e contraria, quella dell’accoglienza e della energia creatrice del femminile.

E’ questa l’energia che le donne in questo momento devono riconoscere a se stesse, la profonda energia del femminino, la potenza creativa e rasserenante, la capacita’ insita nel corpo stesso delle donne, di essere in contato con le verita’ piu’ profonde della vita e con il senso stesso della vita, nella insita capacita’ di contatto con la vita e la morte, con la sua capacita’ di contatto con la terra e con il cielo, con la sua capacita’ di entrare naturalmente in contatto con la sacralita’ della vita.

Ed ecco perche e’ assolutamente importante la presenza del femminile nella giornata simbolica della distruzione delle armi..conosciamo i simboli e la loro potenza e sappiamo bene come vanno nel profondo.

La donna deve in questo momento storico prendersi la sua responsabilita’,uscire pienamente dalla sottomissione, permettersi di essere un soggetto sociale a pieno titolo e riconoscere la sua potente fonte di energia..solo cosi’ le istanze distruttive del maschioin’ora lasciate a se stesse, possono essere contenute e nel mondo il maschile e femminile possono trovare una armonica rappresentazione ..Solo cosi’ si puo’ arrivare a una vera societa’ pacificata..

Un augurio a tutti noi che questo accada.

 

Sessualità in gravidanza

Il periodo della gravidanza è per la coppia un momento di grande cambiamento: si prepara ad accogliere il bambino che sta per nascere e in questo processo , che oltre che fisico è anche psicologico, varie aree della coppia sono interessate. Il nuovo arrivo prevede una preparazione che riguarda non solo l’aspetto pratico dell’accoglienza del neonato, ma anche una rinegoziazione della sessualità e dell’intimità per poter essere vissute senza negazioni, traumi o tabù.

Nonostante la conquistata liberta’ sessuale e la possibilita’ di parlare di tematiche che fino a qualche tempo fa rimanevano confinate in una regione non esplorabile, la sessualita’ in gravidanza rimane ancora in un territorio dove paure, false credenze e tabu’ irriducibili ancora si esprimono, e se pur apparentemente pronta ed emancipata ,a volte la coppia deve fare i conti con situazioni emotive inaspettate.

Le incertezze possono riguardare la donna che a volte, nel cambiamento del corpo, richiamando incertezze non risolte rispetto all’accettazione di se’,teme di non essere desiderata nel suo nuovo aspetto fisico dal suo partner e agisce una negazione della sessualita’ come meccanismo di protezione da un temuto rifiuto. Altresi’ è vero che molte donne sviluppano invece una accettazione profonda del loro cambiamento fisico,che arriva a volte all’ostentazione narcisistica del pancione, laddove la gravidanza e il relativo cambiamento corporeo vengono accettati senza ambivalenza.

Il maschio peraltro ,puo’a volte avere paura di essere un involontario artefice di danni al bambino,fantasticando di fare del male alla sua compagna durante il rapporto ,o che il liquido spermatico possa entrare in utero e danneggiare il feto.
Ambedue, soprattutto negli ultimi mesi di gravidanza, fantasticano la presenza del bambino che in qualche modo “assiste “ al loro rapporto.

Nella realta’ il bambino in utero è protetto dalle membrane e dal liquido amniotico e è non ipotizzabile che ricavi alcun danno dal rapporto sessuale.E’ importante fare un distinguo laddove ci siano situazioni di patologia ostetrica che vanno dalla minaccia d’aborto ,perdite ematiche, alla minaccia di parto prematuro,alla placenta previa, alla rottura prematura del sacco amniotico, quando è realmente rischioso avere rapporti .In tutte le altre situazioni è invece auspicabile che la sessualita’ in gravidanza sia portata avanti, se pur con modalita’ diverse da prima, per tenere intatto il filo di comunicazione e di intimita’ che sara’ piu’ semplice riprendere dopo la nascita ,se non è stato interrotto.

Sia l’uomo che la donna dovranno in ogni caso essere rispettati nei loro desideri e nei loro tempi, cercando una comunicazione verbale su questi temi che aiuti la comprensione dell’altro e una possibilita’ di trovare forme comunicative, oltre che altre possibilita’ di esprimere la sessualita’ ,preservando gli aspetti di coccole e carezze ,con modalita’ alternative al coito, laddove uno dei due non sia pronto .
Occorre tenere presente che per la donna le fasi della gravidanza non sono tutte uguali, per motivi sia fisici, legati al volume della pancia, ma anche di tipo chimico ormonale .Infatti nei vari trimestri di gravidanza c’è una variazione ormonale importante che puo’ influire anche sulle modalita’ di approccio alla sessualita’.

Cosi nella fase iniziale,al primo trimenstre la donna è investita da una vera e propria tempesta ormonale ,che vede un cambiamento delle funzioni endocrine legate alla ipofisi, surrene, tiroide, paratiroide, ovaie.I complessi meccanismi che si mettono in moto e che hanno come effetto un aumento degli estrogeni e del progesterone e una diminuzione del testosterone provocano, oltre a una sensibilita’ accentuata con variazioni dell’umore molto frequenti, anche un iniziale calo della libido che, associati a nausea e vomito, possono portare a ridurre la frequenza dei rapporti sessuali. E’ altresi vero che in questa fase,per l’aumento di produzione del progesterone,puo’ esserci una aumentata irrorazione sanguigna con aumento della lubrificazione e della sensibilita’ a livello genitale.In questa fase ,soprattutto se è un primo figlio,la coppia è molto coinvolta sul senso di responsabilita’ e sulla paura di un danno e questo puo’ portare ad una astensione dai rapporti.

IL secondo trimestre è invece un momento molto positivo per la sessualità:la donna non ha piu’ i disturbi del primo trimestre e ha una situazione fisica di grande benessere: la produzione ormonale ovarica aumenta e anche gli ormoni placentari sono presenti determinando cambiamenti fisici e psichici molto positivi: pelle liscia ,seni turgidi, grande energia e benessere psicofisico .La donna si sente bella e in realta’ è piu’ bella ..Il suo desiderio sessuale aumenta. Ha bisogno in questo momento di sentirsi desiderata dal suo partner,ed in questa fase la coppia puo’ vivere una serena sessualita’.

Nel terzo trimestre le cose cambiamo un po’:la pancia diventa evidente e puo’ costituire un ostacolo al rapporto: la nascita imminente del bambino puo’ evocare ansie e preoccupazioni che distolgono dal desiderio sessuale. In questo momento la donna è stanca e ha bisogno di essere rassicurata e confermata, oltre a voler dividere col patrner le fantasie rispetto al bambino. In questa fase diventa piu’ difficile il coito,ma l’intimita’ deve essere mantenuta ,per poter cosi’ riprendere piu’ facilmente dopo il parto una normale attivita’ sessuale.
E’ in questo momento che la coppia puo’ cementarsi in una complicita’ che ,da fisica, diventera’ poi una alleanza non solo di coppia ma anche genitoriale.

Successivamente , nel puerperio, dopo il primo mese dal parto si possono ricominciare i rapporti sessuali ma la donna ,molto impegnata nell’accudimento del neonato a volte ha in questa fase una diminuzione della libido. Se ha un compagno amorevole e comprensivo, piano piano e liberamente riprendera’ l’attivita’ sessuale, tenendo presente che gli organi genitali, dopo lo stress del parto, a volte hanno bisogno di tempo per ritrovare la il migliore e quilibrio. Potrebbe esserci secchezza vaginale o una temporanea anorgasmia:questi disturbi in un clima sereno e attento potranno recedere per lasciare il posto a una ripresa della sessualita’ piu’ matura e consapevole.

Dott.ssa Rosa Brancatella
Medico Ginecologa-Sessuologa Psicoterapeuta
rosabrancatella@gmail.com

Old Ways Create Innovation Today; the First Hildegard von Bingen School

Mountains inspire first school dedicated to Hildegard von Bingen

 

A few decades ago the famous works and life of Hildegard von Bingen were known only by the esoteric and those in the Rhineland area where Hildegard lived between 1112 and 1179. Now more people around the world http://www.hildegard-society.org/p/faq.html#saint.

https://theherbalacademy.com/hildegard-von-bingen/ are interested in this remarkable woman’s knowledge.

As a teacher in the early Middle Ages she was one of the few women who was allowed to travel and teach, and today she is particularly famed for her music, knowledge of the interconnectivity between human and environmental health, and her personal approach to theology. The International Society of Hildegard von Bingen Studies, explains that she had a vast popular following and also gave council to famous people of her time, notably Frederic Barbarossa, yet oddly, only recently in 2012, was she canonised. (http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/angelus/2012/documents/hf_ben-xvi_reg_20120527_pentecoste_en.html)

Now the first school, possibly in the world, dedicated to Hildegard von Bingen, has opened in Italy. The School of Hildegard; Nature and Counselling, is located in the mountain village of Amandola, in the foothills of the Central Apennine Mountains, Italy. Hildegard was known for her use of plants in relation to human health, linking people with the biosphere and natural, holistic healing, so perhaps it is no surprise this first school is in Italy because of all countries in Europe, Italy has one of the largest stores of biodiversity. Amazingly Italy accounts for half the plant species and a third of the animal species occurring in Europe (EEA 2015 https://www.eea.europa.eu/soer-2015/countries/italy).

This extraordinary richness of biodiversity is partly what has created a particularly strong and enduring history of using wild plants in foods and medicines, a tradition that continues today in Central Italy (Guarrera, Savo 2013). Currently, ethnobiological studies lead by Gary Nabhan at University of Arizona, suggest there is a link between biodiversity and cultural diversity. Perhaps Italy’s rich bounty of biodiversity is why Italy has been a focal point in European history pertaining to the role of women using wild plants for medicinal and dietary purposes (Maderna 2012).

The school’s founder and teacher, Dr. Rosa Brancatella explains:

‘Hildegard is an inspiration for people today because she unifies the classical Western division between man and nature.This dualistic way of thinking is increasingly challenged and discredited today. Here at The School of Hildegard; Nature and Counselling we work with the modality of Hildegard’s approach which perceives the spirit of humans and the universe as unified. We read and study the texts of Hildegard but we also use this knowledge in practice – in terms of communication techniques for counselling, in terms of eco therapy, working with nature and wild plants.’

https://www.facebook.com/La-Scuola-di-Hildegarda-Counseling-e-Natura-120478505288560/

The school is situated in an ancient palazzo, inside the inspiring the Monti Sibillini National Park, for a reason. Given that the learning experience is primarily experiential, the programme needs to be delivered in a place of vibrant ecological health. The Monti Sibillini is a location famed for ancient Italian traditions of foraging, and using plants for medicinal, alchemical, and dietary purposes, it is a natural location for this first school. Within the Monti Sibillini National park there are 18 sites of European Union Importance and five Special Protection Areas www.sibillini.net.

In September 2018, the 839th anniversary of Hildegard’s death, Dr. Rosa Brancatella with other teachers from the school – including Italy’s nationally recognised foraging expert, Maria-Sonia Baldoni, will be in Bingen to build on the existing partnership with Germany, with the hope of collaborating to open more schools devoted to the teachings Hildegard.

Guarrera, P., Savo, V. (2013) ‘Perceived health properties of wild and cultivated food plants in local and popular traditions of Italy: A review.’ Journal of Ethnopharmacology, 146, 659-680

Maderna, E. (2012) Medichesse, La vocazione femminile alla cura. Sansepolcro: Abbocca

— Published on April 30, 2018

Autrice:  Tamara Griffiths, Mountain writer

Link all’articolo

Fonte: 

 

La Scuola di Hildegarda – Counseling e Natura

 

Sono aperte le iscrizioni per la “Scuola di Hildegarda – Counseling e Natura” che avrà durata di 3 anni, e 450 ore.
E’ previsto alla fine del percorso un attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi ai sensi dell’art 4 della legge 13 gennaio 2013 n 4.

Programma didattico:

Concezione della Salute
Il modo con cui si intende la salute coincide sempre più con una visione del benessere legato alla possibilità di integrare le nostre parti che una cultura dualistica ha separato nei secoli passati, a partire dalla rivoluzione industriale e dall’avvento della visione meccanicistica , che sia in campo scientifico che in campo filosofico, ha spinto l’uomo a considerate distinte delle parti di se’ che tali non possono essere: il corpo, la mente, l’anima.

Concezione dell’Operatore
Se corpo mente e anima sono saldamente interconnessi, se la malattia del corpo o il disagio psicologico sono una spia di un conflitto che agisce in profondità, compito dell’operatore è di accompagnare la persona ad acquisire la consapevolezza necessaria a riprendere il suo percorso evolutivo, aiutandolo a focalizzare le sue risorse e la sua energia profonda, aiutandolo a trovare dentro di se’ il modo di trovare l’armonia perduta. La relazione empatica, entrare nel mondo dell’ altro , per un momento, come se fosse il proprio
e comprenderlo profondamente è il primo passo perchè una persona possa attivare le sue risorse di guarigione, allontanando la paura e la solitudine.
Hildegarda ci diceva che nella natura ci sono tutti gli elementi per la guarigione. L’operatore deve quindi conoscere egli stesso quali risorse la natura pu mettere a disposizione. Conoscere gli essere viventi come le piante, e non solo, conoscerle e riconoscerle per potere poi consigliarle non come nomi impersonali, ma come creature viventi di cui si conosce l’energia e la forza. Possiamo parlare solo delle cose che conosciamo e quindi il percorso della scuola prevederà una conoscenza dei rimedi naturali fitoterapici che la natura mette a disposizione, non solo come riconoscimento delle piante che quando conosciute, dispiegano la loro forza in maniera prodigiosa, ma delle modalità pratiche di preparazione e somministrazione.
La relazione con la persona si dispiega nella comprensione delle psicodinamiche che si muovono nel suo profondo, disvelandole servendosi della parola, del linguaggio del corpo, della genealogia familiare ,delle costellazioni familiari.

Gli strumenti che si potranno utilizzare prevedono oltre la conoscenza delle dinamiche del counselling, una conoscenza dei rimedi fitoterapici che la natura mette a disposizione ascoltando e entrando in contatto con essa ,una conoscenza dei nuovi paradigmi legati alla concezione che dispiega la fisica quantistica per una comprensione dell’ essere umano e del mondo in cui vive.
Prendere parte a questa scuola diventa un per l’operatore un percorso di grande consapevolezza di se’ e degli altri.

CLICCA QUI per maggiori info

La scuola avrà sede in Amandola (Fermo)

Per informazioni e iscrizioni:

Rosa Brancatella, 331.6870963

Sarah Leonardo 340.3769786

Sonia Baldoni 333.7843462

Fisica quantistica e spiritualità

Siamo in un momento storico di grande cambiamento. Molte nuove scoperte, in tutti i campi, della fisica alla biologia, l’epigenetica, le neuroscienze ,la psicologia e la medicina rendono necessaria una nuova visione del mondo.
Quello che fin’ora e’ stato,una immagine frammentata del mondo vivente, dove ogni branca forniva la sua parziale visione ,cerca un nuovo paradigma unificante le varie discipline. Il punto di partenza è la ricerca di quello che connette il mondo fisico col mondo vivente,il mondo vivente col sociale,il sociale alla cultura e ,in definitiva cosa connette l’Uomo all’Universo, dal momento che ogni uomo si pone queste domande di base: chi sono io, perche’ sono qui, cosa c’è dopo la mia vita finita.
Le scoperte della fisica quantistica ci portano a sostenere che alla base di tutto cio’ che esiste nell’Universo c’è una precisa Informazione: la Matrice(matrix) che origina tutte le particelle e tutti i sistemi.
Questo assunto implica un profondo cambiamento nella relazione uomo natura ,come pure una diverso dispiegarsi delle pratiche terapeutiche.
Posso accennare alla mia esperienza a testimonianza di una necessita’ di evoluzione ,oltre che personale ,del modo di concepire le pratiche terapeutiche. Comincio il mio percorso professionale come medico; formata nelle nostre Universita’ ,dove ,in una visione fortemente riduzionistica, la malattia è considerata una alterazione di un pezzo del corpo, su cui sara’ indirizzata la cura, in genere chimica o chirurgica, indipendentemente dal resto. La visione utopistica è che si cura quel pezzo malato, che sara’ riconsegnato sano al paziente, lo fa senza guardare e considerare la persona nella sua interezza e complessita’.Per allargare i miei orizzonti e cercare una unita’ ho intrapreso successivamente gli studi di psicologia, diventando psicoterapeuta, alla ricerca di una unita’ che ancora non trovavo.
Imbattermi nella Meditazione prima e poi nelle Costellazioni Familiari mi ha aperto una porta e mi ha permesso di vedere tutto da un’altra dimensione. Nella meditazione l esperienza di un sé Superiore, oltre il proprio io e oltre il cervello pensante con cui ci identifichiamo…con le Costellazioni l’esperienza della possibilita’ di vivere l’informazione del campo e avere un’altra concezione del tempo:il presente,passato e futuro non come entita’ lineari, ma nel campo morfogenetico delle Costellazioni è possibile entrare in contatto con il presente passato e futuro,quando un’azione fatta ora, riguardante il passato di una persona ,di un sistema familiare, puo’ influenzare il futuro dell’individuo e del sistema secondo meccanismi legati al campo, che la fisica quantistica ci puo’ spiegare .
Il cambiamento di paradigma che sta avvenendo è dunque sostanziale e comincia dalla concezione della materia che, considerata fin’ora il fondamento della nostra struttura conoscitiva, deve lasciare il posto a quello che i fisici del CERN di Ginevra chiamano la Nuova Sostanza Primordiale,base della formazione dell’Universo,che non è la materia,ma l’Informazione.
Un campo cosidetto di Coscienza Universale, interamente intelligente, un “ Campo Energetico Unificato” ,cosi’ viene definito dalla fisica oggi e che 5000 anni fa i mistici chiamavano col nome di AKasha.
La fisica Quantistica si incontra quindi con il misticismo orientale e le scritture sacre possono essere comprese a fondo da quando si è addentrata nei meandri del mondo subatomico nell’invisibile, dove ha verificato che spazio e tempo perdevano di significato.
Il misticismo orientale ha percorso questa strada partendo dall’invisibile, mentre la scienza occidentale è partita dal mondo materiale o visibile e si è incontrata con l’oriente sul piano del sottile.
Nel 1975 Fritjoy Capra , fisico e teorico dei sistemi ,ha pubblicato il” TAO della fisica”,ristampato e letto in tutto il mondo ancora oggi.
Capra dimostra le straordinarie analogie tra quanto predicato nelle filosofie orientali e quanto veniva scoperto dalla fisica quantistica, sottolineando che mistica e scienza ,in epoche diverse e in culture diverse sono arrivate a conclusioni simili.
Si è cominciato da allora a cercare un anello di congiunzione tra la spiritualita’ e la scienza, cosa che in passato costituiva la norma, ma difficile se non impossibile ai tempi attuali.
SE vediamo quale è stata la storia della nostra tradizione culturale, rispetto alla concezione cosmogonica dell’Universo e quindi dell’Uomo in esso, ci rendiamo conto che in un lontano passato, non esisteva questa scissione tra le discipline e che i matematici erano anche filosofi, medici, letterati.
Nella nostra tradizione non c’era divisione e non c’era divisione nella percezione del mondo e dell’ Universo.
Il Tutt’uno, l’idea di un principio fondamentale alla base della visione cosmogonica del pensiero occidentale era alla base dello studio della natura e dei suoi fenomeni.
Ricordiamo per esempio l’antica scuola Ionica,che raggruppava i primi filosofi greci nelle colonie ioniche dell’Asia Minore.
La scuola di Mileto con Talete,Anassimandro e Anassimene è considerata la prima tradizione continuativa di pensiero e da essa si fa iniziare la storia della Filosofia in Occidente.(VI sec.a.C.)
Per la prima volta nella storia del pensiero occidentale si conduceva una indagine che non fosse di tipo teogonico o cosmogonico , ma su metodi razionali e laici, sul principio originario che presiede alla genesi e alla realta’ di tutto cio’ che è, l’ ARCHE’,definito anche APEIRON, l’infinito, l’illimitato.
Dall’ARCHE’ deriva ogni singola realta’ e in esso si dissolve alla fine di ogni ciclo cosmico.
Mi piace ricordare Pitagora(in nome anche della Nuova Scuola Pitagorica che abbiamo rifondato a Crotone),che individua nella matematica e nei numeri il filo conduttore della realta’,non come rappresentazione ma come realta’ essi stessi, il numero quindi come principio fondamentale e unificante della natura.
E come non ricordare Aristotele che identificava nel Primo Motore Immobile la fonte originaria, causa prima e non indagabile del moto degli astri e della materia, causa prima del divenire dell’Universo, causa originaria del moto di tutti i pianeti e i viventi, ma immobile essa stessa.
Anche Tolomeo, seppure ancora presentava una visione geocentica, con la terra al centro dell’Universo, parlava di una forza vitale interna a ciascun pianeta.
Mentre questo succedeva alle nostre latitudini in oriente con le religioni orientali,il buddismo(Theavada, Tibetano, Mahayana),le religioni cinesi(Confucianesimo e Taoismo) e l’Induismo e il Sikismo, si arriva alla esperienza dell’assoluto ma con un approccio intuitivo_meditativo e cosmico,con un carattere sapienziale mistico e non logico sistematico come invece avvenne nelle nostre scuole filosofiche.

Il cambiamento della visione del mondo alle nostre latitudini lo possiamo collocare nel XV secolo, dalla scoperta dell’America in poi quando, insieme alla invenzione della stampa e alla conseguente diffusione di cultura e informazione inizia quella che fu chiamata la Rivoluzione scientifica, tecnologia e industriale.
Non è questa la sede per parlare dei grandi cambiamenti scientifici, sociali e culturali che questa ha portato. Dal punto di vista della concezione del mondo e delle scienze in particolare, cambia il rapporto con i fenomeni naturali cui non viene piu’ applicata una visione dogmatica, ma cominciano ad essere indagati secondo una visione che sara’ il futuro della interpretazione scientifica.
Saranno punti di riferimento l’osservazione, la sperimentazione e la verificabilita’,in contrasto con i principi aristotelici che nella comprensione dei fenomeni davano importanza ai principi e ai ragionamenti logici, o in contrasto con la religione che interpretava i fenomeni naturali con una visione fideistica.
L’incontro tra la spiritualita’ orientale o quella dei Greci e la scienza è stata dunque naturale e forse inevitabile.
Non cosi’ alle nostre latitudini dove la nostra spiritualità nei secoli si è canalizzata nei dogmi delle tre religioni monoteiste, l’ebraismo, il cristianesimo, l’islamismo, tre religioni che nei secoli si sono spesso opposte alla scienza e a loro volta gli scienziati non si sono considerati amici delle religioni. Con la fisica quantistica è arrivato il momento in cui le due facce della stessa medaglia possono incontrarsi e confrontarsi con il percorso, questa volta occidentale..
Dalla Grecia ai giorni nostri, il cambiamento della concezione del mondo inizia come data simbolica nel 1543,quando un astronomo polacco, Niccolo’ Copernico, nel suo libro ”De revoluzionibus orbium celestium” propone una spiegazione dell’universo con una teoria eliocentrica.
Il Sole occupa un posto centrale, mentre i pianeti, Terra compresa, sono in moto intorno ad esso.
Cambia quindi anche la concezione dell’Uomo e il finalismo antropocentrico che lo aveva visto al centro della natura lascia il posto ad una visione dell’Uomo come parte del sistema.
Keplero rafforzo’ questa teoria .
Il contributo decisivo alla costruzione di una nuova cosmologia fu dato da Galileo Galilei, il primo moderno scienziato.
Costrui’ il primo cannocchiale e puntandolo verso il cielo confermo’ la teoria di Copernico.
Mise a punto il metodo sperimentale, base della successiva e ancora attuale ricerca scientifica che vede varie fasi, dalla ipotesi matematica alla successiva osservazione e poi sperimentazione.
Con l’inglese Francis Bacon il metodo di indagine sui fenomeni naturali si allargo’ con l’introduzione di un metodo ipotetico deduttivo che è il metodo ancora utilizzato nella nostra ricerca che prevede una osservazione sistematica dei dati, la formulazione di ipotesi e la verifica sperimentale.
Non si puo’ diementicare un altro padre del meccanicismo,Isacco Newton,il quale postulo’ a possibilita’ di separare e isolare i singoli effetti di ciascun fattore causale in un sistema e di poterne calcolare i singoli effetti.
Il calcolo infinitesimale ha permesso di quantificare con grande successo la variazione di ogni singolo parametro in un sistema complesso,rafforzando la teoria che ogni singolo oggetto è separato dagli altri e negando le reciproche influenze che oggi sappiamo esserci in una dimensione che guarda alla complessita’.L’universo come aggregato meccanico che puo’ essere studiato con equazioni che descrivono i fenomeni naturali.

Cartesio individuo’ nella matematica il fondamento metodologico della natura: scompone i fenomeni in varie parti disponendoli in ordine logico(assi cartesiani)riducendo i fenomeni complessi a elementi semplici analizzabili quindi con valori matematici. Risulta essere il padre del riduzionismo scientifico il cui principale assioma è che è possibile studiare la realta’ senza porsi in relazione con essa.
Nasce da qui la concezione della separatezza dell’uomo dalla realta’ circostante, dalla natura e dagli altri esseri.
Una ulteriore divisione avviene con Cartesio con l’enunciato teorico che divide la Res cogitans ,il pensiero e la dimensione spirituale dell’Uomo dalla Res Extensa, la materia che secondo Cartesio puo’ essere studiata e osservata separatamente dal mondo dello spirito.
Si articola qui una frattura tra materia e spirito che sara’ presente nella nostra cultura a venire e che nutrira’ la nostra concezione dualistica e in qualche modo scissa del mondo.

Dunque la nostra concezione della realta’ comincia a cambiare .
Come dice De Marchi, noto fisico, la materia ,fondamento della visione meccanicistica della realta’ che si credeva “solida, densa, compatta e intangibile, perdendo la sua consistenza materiale si trasforma sempre di piu’ in pensiero”…
La fisica quantistica sta dimostrando che quel mondo naturale che si credeva cosi’ materialmente reale sta svanendo nella irrealta’ della sua inconsistenza fisica. Se inoltre teniamo presente il ruolo dell’osservatore nello svolgersi della realta’ e nel condizionare lo stato della materia ; l’entanglement, il fenomeno per cui due particelle che si sono trovate a interagire ,se poi vengono separate ,rimangono legate(entangled) per cui anche a grandissima distanza l’una dall’altra ripetono il movimento che una o l’ altra compie; Il fatto che la materia si puo’ manifestare come particella ma puo’ essere onda, tutto ci porta a guardare il mondo, l’universo, l’uomo e la sua mente, la sua anima in un modo nuovo.
La scienza ci indica la strada per cercare la strada della nostra spiritualita’.
Per fare questo sara’ sicuramente necessario superare il dogmatismo della nostra secolare impostazione religiosa, dal momento che alle nostre latitudini la nostra spiritualità nei secoli si è canalizzata nei dogmi delle tre religioni monoteiste, l’ebraismo, il cristianesimo, l’islamismo, tre religioni che nei secoli si sono spesso opposte alla scienza e a loro volta gli scienziati non si sono considerati amici delle religioni.
Il rapporto tra fisica e religione è sempre stato un rapporto complesso, e a tratti conflittuale,culminato con una recente dichiarazione di separazione attuata nel 1981 dalla National Academy of Science USA che ha asserito che “Religione e Scienza sono due dimensioni del pensiero umano distinte e reciprocamente esclusive”, delineando a mio parere una ennesima competizione tra dogmi e non per una reale incompatibilita’ delle due ricerche umane.
Questa integrazione non puo’ che essere un movimento fecondo per l’umanita’ intera .
Se pensiamo che Oriente e Occidente sono per la terra e per il suo mentale l’equivalente del lobo dx e sinistro per l’uomo.
Mistico ,devozionale, contemplativo, spirituale l’oriente, logico razionale, analitico scientifico l’altro. Come per i nostri due lobi cerebrali ,le due polarita’ del pianeta,oriente e occidente hanno una funzione congiunta, equilibratrice e indissolubile.
Con la fisica quantistica è arrivato il momento in cui le due facce della stessa medaglia possono incontrarsi e confrontarsi con il percorso, sia del misticismo orientale,che della concretezza occidentale.

Pitagora e le donne: la conciliazione tra maschile e femminile

Ci ispiriamo a Pitagora che nel V sec ebbe una visione rivoluzionaria per il momento storico: pensare che l’uomo e la donna ,che in quel momento non vivevano situazioni di parita’ dovessero trovare una via comune per avere l armonia.
Per questo grande obiettivo il presupposto essenziale è che le donne e gli uomini abbiano pari dignita’,come Pitagora affermava.
In questo omento storico questo non sembra ancora realizzato
Ho lavorato molto con le donne come medico ginecologa ,in Ospedale dirigendo un Servizio per Malattie trasmesse sessualmente e come Psicoterapeuta.
Ho incontrato donne di tutte le categorie sociali e culturali,dalle signori borghesi del quartiere Parioli vicino a cui si trova il mio Ospedale,alle ragazze vittime di tratta accompagnate dai servizi sociali che le portavano dalla strada al mio ambulatorio, alle studentesse dei licei classici e scientifici del centro di Roma, alle studentesse delle periferie romane delle scuole professionali, alle donne mamme della media borghesia e della classe impiegatizia, alle donne del reparto femminile di Regina Coeli…donne diversissime quindi ma che avevano tutte un qualcosa in comune: tranne rarissime eccezioni, nessuna si sentiva padrona e realmente artefice di se stessa..e questa alienazione da sè emergeva per esempio dalla ragazza che nei rapporti sessuali non osava proporre la protezione al suo compagno, pur volendola, per non essere giudicata una poco di buono, alle madri che negavano la sessualita’ delle figlie lasciandole sole in momenti cruciali, alle donne in coppia con una persona sieropositiva da HIV che rifiuta di proteggersi in nome di un senso di sacrificio e di immolazione per il suo partener che la porta fino al sacrificio di se e della sua salute e cosi via…
Le donne dunque espropriate del proprio corpo e si se’ stesse,in una persistenza inconscia e antistorica di un diritto di proprieta’ su di esse che riconosce memorie storiche probabilmente ancora presenti e attive.
Sono andata cosi’ sulle tracce di queste memorie inconsapevoli e mi sono resa conto che queste hanno ancora un peso importante nella storia femminile, se come è vero le donne non hanno ancora conquistato la consapevolezza profonda del proprio potere personale, della propria energia rivoluzionaria e creativa, se è ancora vero che il grande potere creativo femminile è stato accantonato in secoli di buio, dove l’espressione di se’ e’ stata impossibile.
Parlo al passato per essere ottimista, ma ben sappiamo e il mio lavoro di Terapeuta e di Costellatrice familiare me lo conferma giornalmente, con un gradiente geografico che aumenta dal nord al sud,che l’oppressione femmilile e l’impedimento alla libera espressione dei suoi talenti e’ ancora lontano dal diventare una realta’ estinta.
Questo alle nostre latitudini.In altre è sotto gli occhi di tutti quello che le donne subiscono in termini di oppressione.
Nei secoli bui precedenti le donne sono state tenute lontano dalla cultura, elemento primario di emancipazione, e dalla loro realizzazione personale e professionale.
Del resto è di pochi decenni la nostra conquista dei diritti civili fondamentali femminili come il diritto di voto, la legge sul divorzio e sull’aborto, per non parlare del diritto di famiglia che ha riconosciuto il diritto alla potestà sui figli da pochi decenni, la fine della pratica odiosa di dover fare un matrimonio riparatore che costringeva la donna a sposare il suo stupatore (grazie al coraggio dei una donna siciliana,Franca Viola che rifiuto’ di sposare il suo stupatore che voleva sposarla a ogni costo).In seguito al suo rifiuto,ma anche all’aiuto del padre e del fidanzato ,che non hanno accettato la logica sottesa alla legge, l’articolo 544 del codice penale che prevedeva l’estinzione del reato laddove ci fosse un matrimonio riparatore.La ragazza rifiuto’ il matrimonio e la famiglia la sostenne passando per vari processi che si conclusero con la condanna del suo rapitore. Solo nel 1981 ,circa 15 anni dopo,l’art 544 fu abrogato e solo nel 1991 lo stupro fu annoverato tra i delitti contro la persona e non contro la morale.

Le donne cominciano dunque ora a appropriarsi della consapevolezza della loro grande energia ed è questa energia che fu riconosciuta da Pitagora che, ad onta di quello che succedeva allora in termini di riconoscimento della parita’ tra donne, ammise alla sua scuola le donne,rispettandone la dignita’ che egli riteneva superiore a quella dell’uomo per il loro superiore senso di giustizia, e comprese che l’armonia era possibile con la conciliazione degli opposti e in questa accezione,la conciliazione del maschile e del femminile.

Un richiamo all’unita’ del maschile e del femminile alla cui totalita’ tutti ci identifichiamo e che anticipa di molti secoli cio’ che affermera’ Jung nella visione dell’Animus e dell’Anima, archetipi del maschile e del femminile presenti in ognuno di noi e che vanno riconosciuti, accolti ed espressi per permettere la propria realizzazione interiore.
Il rapporto tra uomini e donne secondo Jung è un rapporto proiettivo, le persone vedono nell’altro la propria componente inconscia dell’altro sesso , ossia l’Animus che è la componente maschile delle donne e l’Anima che è la componente femminile degli uomini. L’attrazione che provano è verso quella parte inconscia e quindi velata di se stessi, che l’altro rappresenta. Occorre conoscere bene, secondo Jung, questo archetipo, questo lato della nostra psiche,e solo cosi’ è possibile interagire in modo armonico con l’altro avendo una ricca relazione e un rapporto gratificante.
Nella psiche umana secondo Jung c’ è un naturale ripetersi di parti in opposizione tra di loro: quello che egli chiama l’ombra, è la nostra parte non riconosciuta,la parte di noi che non vogliamo vedere, ma che comunque ci appartiene e che proiettiamo sempre sull’altro.
La partenza quindi è da noi stessi, non possiamo riconoscere e accettare il femminile o il maschile esterno a noi se non abbiamo prima riconosciuto e accettato le nostre parti interne
(e questo è uno dei compiti filosofici del Tiaso Pitagorico con esperienze significative di confronto tra uomini e donne che si sono avviate a Roma..)
Se il mito dell’androgino è cosi’ potente e sentiamo dentro di noi forte l’archetipo e il bisogno della ricongiunzione, dobbiamo chiederci come mai la storia ha portato il maschile e il femminile per strade cosi’ diverse, determinando una separazione che ha portato grandi danni al genere umano, che ha visto e ancora vede alle nostre latitudini e molto chiaramente in altri paesi piu’ oltranzisti il prevalere di una delle due parti dell’umanita’,quella maschile, che, mentre impediva la libera espressione del femminile, ha pagato il suo predominio in termini di grande solitudine, di mancanza di una vera compagna di vita, di allontanamento dal ricongiungimento con la sua parte mancante..
La storia qualcosa ci piu’ spiegare..
Ma quale storia?
Se siamo d’accordo con l’affermazione di Gibbon, grande storico inglese studioso dell’impero Romano che affermava che “la storia è poco piu’ di una registrazione di delitti, follie, e sventure dell’umanita’,forse non ne potremo cavare nulla.
Ci viene incontro la biologia che ci dice che, secondo le recenti ricerche di alcune ricercatrici Americane, Laura Cousin Klein e Shelly Taylor, che hanno studiato le reazioni allo stress da parte di uomini e donne. Esiste una sostanziale differenza biologica di reazione e quindi di comportamento tra uomini e donne. La ricerca smentisce gli assiomi precedenti che affermavano che ci fosse una risposta univoca maschile e femminile a un evento stressante e che era stato identificato nello schema”o combatti o fuggi”
In realta’ questo meccanismo di risposta agli stimoli stressogeni appartiene al genere maschile .
Sotto stress i maschi producono Testosterone che spinge al combattimento o alla fuga, mentre nelle donne la reazione è mediata da un altro ormone l’ossitocina,l’ormone che viene prodotto al momento del parto e che avvia il meccanismo delle contrazioni uterine che ha invece un effetto rilassante! La reazioni allo stress delle donne, secondo queste autrici determina comportamenti importanti di tutela e non di attacco, secondo uno schema ancestrale che esse definiscono ”prenditi cura e mostrati amica, in altri termini in un momento di pericolo prenditi cura dei bambini e collabora con le altre donne. La collaborazione quindi come elemento sostanziale per l’assetto femminile e questo ci spiega il bisogno innato delle donne e che quindi ha un substrato di tipo biologico,di reti amicali femminili, ci da una base importante a quello che la NS Pitagorica afferma,da taluni definita una utopia,cioe’ che il mondo governato dalle donne avrebbe una impronta pacifica e non violenta come quello attuale.
Sappiamo che questa utopia si è talvolta realizzata e ci sono parti del mondo in cui ancora è presente.. nella storia abbiamo avuto momenti in cui questa capacita’ femminile si è affermata ,costruendo società pacifiche e bene organizzate, dove la guerra era assente e dove ha regnato l’armonia.Parliamo di epoche remote che sono state indagate da molte studiose archeologhe e antropologhe. Prima fra tutte è d’obbligo citare Maria Gibutas, archeologa lituana che ha insegnato all’Universita’ Havard di Boston, la quale ha suffragato ,dall’esame di migliaia di reperti archeologici nel bacino del Mediterraneo l’ipotesi della presenza alle nostre latitudini in tempi remoti,7000 aC, di una civilta’ avanzata, pacifica ed evoluta, in cui non esisteva un potere gerarchico, ma un potere condiviso.
Era il tempo delle societa’ gilaniche ,della Dea Madre,dove uomini e donna avevano una assoluta parita’ di diritti
Era il tempo delle societa’ gilaniche da gu-donna,aner uomo e la l conme elemento di legametra i due e dove uomini e donne vivvevano in una parita’ assoluta.Tutte le statuette di Dea ritrovate dalla Gimbutas attestano che all’inizio era venerata la DEA Madre e di conseguenza la struttura sociale non prevedeva l’uso della forza fisica come strumento organizzativo,difensivo e offensivo.In questi popoli c era un’arte raffinata e sofisticata,gli individui erano in costante armonia con la natura e si professava il culto per la vita,quindi gli strumenti di morte non erano contemplati ne’ ammessi.In queste antiche societa’ pacifiche di tutta l’area mediterranea tutti i fenomeni naturali cosi’ come tutti i fenomeni appartenenti alla sfera della generazione ed della fertilita’ sono stati assegnati di diritto al dominio femminile.
La dea matriarcale pre indoeuropea racchiudeva la conoscenza di tutte le forme viventi e di tutti i meccanismi stessi della vita. Esercitava la propria autorita’ sul mondo della natura e attraverso questa podesta’ era curatrice maga. Il sacro apparteneva al femminile e le donne matriarcali erano esse stesse donne e sacerdotesse, portatrici della vita e mediatrici tra il mondo terreno e il mondo sovrannaturale.
Sono sempre appartenute anche al mondo terreno ,tanto che fin dai primordi della storia alle donne è appartenuto l’ambito della cura, le cui competenze hanno sempre costituito una sorta di fortezza sapienziale, tramandata poi nei secoli come una sorta di enclave della liberta’ di espressione femminile(vedremo che nei secoli bui questa liberta’ sapienziale sara’ tolta alle donne,..)
Le donne hanno avuto contatto col sacro ma contemporaneamente con la concretezza della realta’:hanno sempre avuto il naturale compito di gestire e manipolare le materie prime, dalla raccolta delle erbe, alla collaborazione alla caccia nei primordi dove le era affidato il compito i dissezionare e conservare le carni, alla conservazione del cibo. La sussistenza materiale è stata sempre un compito femminile. Nelle societa’ primitive le donne univano il naturale legame con la terra e ai suoi prodotti a una sacralita’ anch’essa naturale e insita nel suo stesso corpo, dispensatrice di vita, accompagnatrice di riti funebri, presente nei sacri riti di trasformazione ,simbolo essa stessa del mutare ciclico della vita.
Furono queste societa’ della condivisione,dal momento che il governo femminile, come la biologia ci aiuta a comprendere, si basa su un modello di scambio e di dono ,non gerarchico e accentratore.
Vedremo meglio come sono organizzate le societa’ matriarcali o matrilineari o gilaniche (gu,donna e aner ,uomo)
Sappiamo che nel bacino Mediterraneo queste societa’ furono soppiantate alla soglia dell’eta’ del bronzo(3500-1200 aC)dall’arrivo dei popoli guerrieri Kurgas,provenienti dal sud del Volga,che conoscevano l’uso delle armi e avevano addomesticato i cavalli e basavano la loro organizzazione sociale su un modello fortemente gerarchico e non pacifico.
Le societa’ pacifiche furono invase e a poco a poco soppiantate da modelli gerarchici, la donna non solo perse la centralita’ che aveva nelle societa’ gilaniche,ma fu trasformata in schiava sessuale e proprieta’ del maschio guerriero, perdendo per sempre il suo ruolo sacro, spinta ai margini sociali in un asservimento che è durato secoli e la cui memoria inconscia è ancora presente nelle memorie cellulari delle donne.
Si apri’ dopo questa una fase che avrebbe visto l’espletarsi successivo delle culture classiche il cui apporto fu fondamentale per costruire le basi teoriche di quella differenza di genere su cui si sarebbe sviluppata tutta la successiva speculazione filosofica dell’Occidente moderno,e quindi una buona parte del destino delle donne..e degli uomini.
In quel momento irruppero nelle religioni gli dei patriarcali che soppiantarono quasi completamente la dea madre ,il cui culto resistera’ piu’ a lungo, insieme alle societa’ gilaniche ,in luoghi piu’ isolati e meno esposti alle invasioni come Malta, Santorini, Creta, Sardegna,dove tracce di queste societa’ si ritrovano fino al 1500 aC.
Nel nuovo pantheon le dee, non piu’ protagoniste ,ma divenute mogli, amanti o figlie dei nuovi dei, venivano in parte spogliate del potere della dea madre primordiale, ma mantenevano in vita pallidi riflessi della sua forza.
Fu in questa fase, secondo alcuni studiosi, che si preparo’ il terreno filosofico dell’estromissione del sapere femminile, che sarebbe stata in seguito approfondita con l’avvento del cristianesimo. Nei periodi in cui la visione del mondo comincia ad essere guidata dal dominio della ragione, come nel periodo classico, questo scalzava l’antica percezione intuitiva, sacra, mistica quasi magica dell’esistenza vicina alle donne.
Le donne persero dunque la loro sacralita’ e i loro saperi di cura ,di conoscenza sapienzale del mondo naturale, cominciarono ad essere ritenuti quasi occulti, esoterici, insinuando che queste conoscenze fossero uno strumento al servizio del sovvertimento dell’ordine naturale dell’Universo.
Fu l’inizio di un percorso che porto’ questa sapienza ad andare pian piano nella clandestinita’.Questo processo è stato eclatante nell’ambito della medicina e delle conoscenze erboristiche e fitoterapiche, dove il tramando di generazione in generazione fu elemento essenziale e il tramando era cosi’ antico e cosi’ remote le origini di quegli insegnamenti che essi venivano ricondotti al favore di antiche rivelazioni concesse all’inizio dei tempi da dee o semidee dedite alle arti magiche o divinatorie e che hanno contibuito al formarsi degli archetipi della donna guaritrice, la dea, la maga, la profetessa.
Ma figure troppo arcaiche e potenti e temibili al mondo maschile per un potere che sembrava oscuro, che trasformo pian piano la maga saggia ,la pitia o la sacerdotessa guaritrice nel prototipo della strega destinata poi ai roghi dell’Inquisizione.
E per andare avanti e soffermarci alla cultura greca,cultura vigente ai tempi di Pitagora,possiamo dire che la vena razionalistica insita in essa ha allargato la forbice tra sapienza essenzialmente empirica e intuitiva ,tipica della donna,e quella maschile orientata all’uso della logica e della sistematicita’,quindi la cultura femminile tramandata nella pratica e nella oralita’ è destinata a sopravvivere nella clandestinita’,quella maschile, votata alla ufficialita’ ,affidata alla scrittura e quindi consegnata alla storia.
Nell’immaginario greco riemergono figure femminili ancora legate all’antico archetipo della maga guaritrice e della sacerdotessa sciamana ,modelli che la nuova cultura non aveva del tutto soffocato ma che non era riuscita bene a comprendere,
Le piu’ emblematiche di queste figure sono Circe e Medea. Entrambe sono donne semidivine legate alla genealogia del sole, non piu’ sacerdotesse o guaritrici, ma gia’ spogliate del loro alone sacro, seppure dotate di competenza superiore, sono comunque nel rango di una sorta di fattucchiere. Ma esse fondano la loro magia sulla conoscenza delle erbe, che utilizzano per dominare e trasformare la realta’.Sono le uniche donne, grazie alla loro cultura e al loro sapere, non importa in quale modo si esprime, che hanno il lasciapassare per una autonomia personale e per una liberta’ sconosciuta nel mondo classico greco.

Consiglio a tutti la lettura di un libro: Chi ha cucinato l’ultima cena di Rosalind Miles,ovvero la storia femminile del mondo. Lei riscrive la storia da un punto di vista femminile, cioe’ comprendendo nella storia ,da cui è stata esclusa la presenza , i contributi fondamentali del femminile nella evoluzione della specie e nella evoluzione della storia.
Solo nella nostra epoca gli storici cominciano a analizzare le esperienze storiche degli uomini e delle donne separatamente, riconoscendo che in passato gli interessi delle donne si sono contrapposti a quelli degli uomini e le loro esigenze hanno incontrato l’ostilita’ degli uomini che non hanno esteso volontariamente alle donne quei diritti e quelle liberta’ che hanno rivendicato per loro stessi.
Cosi gli storici e gli antropologi cominciano a vedere il contributo sostanziale delle donne alla evoluzione della specie umana.
Alcuni interessanti studi della Universita’ di Berkley in California e di Oxford di ricerca genetica sulla struttura molecolare dell’eredità dei geni ci dicono che sono riusciti a isolare una impronta del DNA comune a tutta la razza umana, rimasta immutata per millenni nonostante le divergenze delle razze e dei popoli di tutto il mondo e ai popoli di tutto il mondo e che è incontrovertibilmente femminile.
L a ricerca punta a una unica donna come sorgente di geni per tutta la razza umana: viveva in Africa circa 300.000 anni fa e i suoi discendenti migrarono dall’Africa diffondendosi in tutto il globo e dando origine a tutti gli esseri viventi sparsi nel globo

Questo lavoro sta muovendo i suoi primi passi e ancora non sappiamo a cosa portera’,ma è pur vero che questi studi che parlano della madre come sorgente di geni contrasta con il mito cristiano della creazione che vede l’uomo come primo essere presente sulla terra.

Ancora si stanno raccogliendo evidenze archeologiche che il mito dei primi uomini del Pleistocene che vivevano di caccia e andavano in battute solitarie mentre le donne stavano nella caverna ad accudire i figli ,è smentito dalle evidenze della partecipazione attiva delle donne a tutte le forme di sopravvivenza della tribu’,compresa la caccia ,ritenuta di stretta pertinenza degli uomini,anzi ,come ci spiega un’altra ricercatrice inglese,Myra Shackley,le battute di caccia erano un momento fondato sulla stretta collaborazione e cooperazione di gruppo.
Si sta ora comprendendo l’importanza che hanno avuto per la razza umana e per il suo successivo evolversi le cure materne.
Rispetto agli altri primati l’accudimento del piccolo umano è molto piu’ prolungato prima che possa raggiungere una reale autosufficienza e percio’ le cure materne nella specie umana hanno avuto sempre una funzione molto importante, anche perche’ la autosufficienza del bambino non riguarda solo gli aspetti fisici del nutrimento, ma vengono iniziati a un sistema di attivita’ sociali e intellettuali ben piu’ complesso di qualsiasi altro primate. Questi stimoli complessi hanno certamente contribuito all’accrescersi di quello che oggi chiamiamo QI e certamente alla evoluzione e alla crescita del cervello umano, cosa che ci ha distaccato per sempre dagli altri primati.
Secondo uno studioso , Nigel Carder,alle donne di deve lo sviluppo della lateralita’ manuale destra, legato alla ancestrale abitudine delle donne di portare il bambino sul lato sinistro dove veniva confortato dal battito cardiaco materno.
Ma il passaggio cruciale per la razza umana avvenne sul corpo stesso della donna, quando ci fu il passaggio dall’estro dei primati al mestruo umano.
L’adattamento femminile fu quello che salvo’ la specie umana dall’estinzione e ne permise una evoluzione su tutte le specie.
Consideriamo per esempio che una primate, come la scimpanzè, gorilla e oranghi, va raramente in calore e riproducono un cucciolo ogni 5/6 anni per cui l’intera specie è a rischio di estinzione e sopravvive in piccoli gruppi. La femmina umana ha la possibilita’ di concepire 12 volte l’anno e ha quindi una fertilita’ 60 volte superiore a quella della femmina dei primati.
Furono dunque la mestruazioni femminile e quindi l’adattamento del corpo della donna che permisero alla specie umana non solo di non estinguersi ma di divenire, tra i primati, la specie prevalente sul pianeta terra.
Alcune ricercatori inglesi(Penelope Shuttle e Peter Rodgrave),hanno studiato il fenomeno del cambiamento umano legato all’adattamento del corpo della donna al ciclo lunare e quindi alle mestruazioni e sostengono che in seguito a cio’ sono state le donna per prime nel genere umano a fare collegamenti e pensare in modo simbolico ed infine sviluppare la capacita’ di elaborare concetti astratti.
La storia è stata finora “ per soli uomini” anche perchè finora dagli uomini è stata scritta. E’ necessario riscrivere per l’autrice una storia al femminile anche per chiarire uno dei piu’ sconcertanti interrogativi: come si è verificata la subordinazione secolare delle donne? Per secoli uomini e donne hanno dato per scontato che i due sessi agissero in sfere “separate ”per un dato biologico al tempo stesso naturale o stabilito dalla divinita’…Questa apharteid sociale ,con le conseguenze giuridiche, religiose, sociali e culturali su ruolo secondario della donna ,servirono a custodire religiosamente l’inferiorita’ femminile, sacrificando la femminilita’ e lodando le donne obbedienti.
La nascita della coppia monogamica che ,se per alcuni è legata all’insorgere della fedelta’ della femmina che comincia a scegliere uomini di cosidetto basso rango che pero’ le assicuravano continuita’,lasciando perdere gli uomini di alto rango che non le davano questa assicurazione, e riducendo cosi’ la competitivita’ tra maschi…per altri invece la monogamia è legata al bisogno del maschio, al momento della nascita della proprieta’ privata ,di far ereditare la sua proprieta’ ai suoi figli biologici. La reale possibilita’ che questo accadesse fu il controllo della sessualita’ femminile. Il controllo è stato serrato e feroce ha intessuto su esso valori etici e culturali di cui, paradossalmente le donne si sono fatte guardiane, contribuendo esse stesse ,con i valori dell’onore,del perbenismo e quant’altro, alla loro prigionia.
Ma ci sono altre possibilita’ di organizzazione sociale se non la coppia come fin ora abbiamo vissuto?
Bisogna per questo tornare alle nostre societa’ matriarcali per comprendere altre possibilita’ e comprendere meglio, dal confronto, la nostra organizzazione sociale.
Ci sono grandi studi attuali sulle societa’ Matriarcali soprattutto ad opera di studiose tedesche. Cito in particolare “le Societa’ Matriarcali” di Heide Goettner Abendrothche nei suoi studi decennali è andata a incontrare le numerosissime societa’ matriarcali ancora presenti in tante parti del mondo e ne riporta fedelmente l’organizzazione sociale, politica, religiosa. Partendo dalle antichissime societa’ matriarcali di cui abbiamo parlato nelle nostre regioni e che sono state spazzate via da una successiva organizzazione patriarcale, questa studiosa è andata sulle tracce delle civilta’ matriarcali presenti nel mondo e ne ha trovate in molti paesi: Asia Orientale, Indonesia, Oceania, India sud orientale(Popolo Khosi,) Nepal, Tibet, Montagne della Cina, Corea, Isole del Giappone,Indonesia,Melanesia,Oceania,Sud America,America Centrale,Nord America India del Sud,Africa Centrale,Nord e Centro.

Tra tutte le societa’ matriarcali descritte ,mi soffermerò ad esaminarne una in particolare,per poter meglio comprendere la struttura di questa organizzazione sociale che in qualche modo è abbastanza simile nei vari paesi. Parliamo del popolo Moso che vive nella Cina Sud occidentale.
Vivono in due regioni ,un primo gruppo di 30.000 e il secondo gruppo di 10.000 in paesaggi montani vicino al lago Lugu a 2700 sul livello del mare,ai confini col Tibet.
Questa popolazione vive in complessi molto belli interamente costruiti con tronchi d’albero.I Moso del lago vivono di pesca e quelli che abitano nella valle di agricoltura. La maggior parte delle famiglie di questa popolazione è organizzata secondo uno schema matriarcale classico: c’è una organizzazione matrilineare, organizzati cioe’ secondo la linea materna.I figli e le figlie vivono nella casa della madere, la loro residenza è matrilocale. La donna piu’ capace viene eletta Capo del clan, o matriarca, col titolo di Dabu.
Spettta a lei il compito di organizzare il lavoro agricolo e alla distribuzione del cibo, gestisce le proprieta’ comuni del clan che riceve in eredita’ sia sotto forma di beni materiali che di denaro e si occupa delle spese. Si prende cura degli ospiti ed è la sacerdotessa della casa nelle cerimonie di famiglia. Non gode di privilegi speciali per non contravvenire al principio di uguaglianza che è alla base di queste societa’; lavora duramente come gli altri membri della famiglia e discute col loro delle questioni importanti.
Non puo’ prendere decisioni unilaterali riguardo ai beni della comunita’e fa da giudice nei conflitti tra clan.
Alla richiesta delle ricercatrici di chi era la donna che veniva eletta come dabu,la risposta è stata che votano per la persona che si sa prendere piu’ cura degli altri.La matriarca viene scelta tra le sorelle del clan che hannno una eta’ tra i 40 e i 65 anni.
IL clan matrilineare composto da 20 e piu’ persone vive tutto nella famiglia della madre:la casa è una grande struttura in legno ,da una parte ospita le stalle e dall’altra parte le stanze singole delle ragazze ,dove ognuna puo’ ricevere il suo innamorato,il suo azhu.Gli azhu possono accedere alla casa del clan solo in qualita’ di visitatori notturni,non vivono li ma alla casa della loro madre, dove gli uomini hanno una stanza comune, l’uomo non ha bisogno di una sua stanza perche’ di notte va nella casa della sua innamorata.Si pratica quello che viene chiamato il matrimonio di visita, tipico delle societa’ ,matriarcali…quindi i giovani possono dare vita liberamente a relazioni amorose ,non esiste il termine sposo o sposa. Gli adulti non interferiscono con le decisioni dei giovani i quali si scelgono per un periodo breve o lungo, nel corso della vita tutti hanno piu’ di una relazione azhu, che si possono susseguire una all’altra: l’unione avviene attraverso un semplice scambio di doni in occasione di un festeggiamento a una Dea. Rompere la relazione è altrettanto facile,la ragazza puo’ rifiutarsi di far entrare il suo azhu o l’uomo semplicemente non va piu’ da lei.
In queste relazioni non ci sono diritti e doveri;le donne restano nella casa della madre, mentre gli uomini vanno avanti e indietro dalla casa della propria madre a quella della del clan della sua innamorata: ogni mattina si vedono frotte di uomini che tornano al loro clan materno. I bambini vivono sempre con la madre, la responsabili’ del mutuo aiuto spetta ai membri di uno stesso clan e non alle persone legate da matrimonio.
Il fratello della madre è il parente maschio piu’ vicino ai suoi figli e ne è responsabile..
A ricordo della antica e alle nostre latitudini ormai persa, la sacralita’ femminile viene qui ancora amministrata e celebrata .Al centro della casa infatti campeggia un grande camino in pietra dove vengono venerati gli antenati e le antenate e dove vengono celebrati riti e offerte agli antenati. Anche gli uomini hanno nella casa un luogo dove esplicare riti sacrie celebrazioni. Le donne anziane ,come i bambini sono in questa societa’ molto rispettati.

Il Tiaso Pitagorico

 

Perche’ un Tiaso nel 2016?

Sappiamo che il Tiaso era un luogo di incontro delle donne della antica Grecia, nato all’inizio con scopi religiosi e poi con scopi educativi. Per la Nuova Scuola Pitagorica è un luogo importante di condivisione e di scambio tra  le donne e gli uomini, è il luogo dove sperimentare quello che per Pitagora era l’elemento fondamentale per accedere all’armonia, cioè il luogo dove conciliare gli opposti, il maschile e il femminile.

La storia ha visto fin’ora uno squilibrio tra il maschile e il femminile: la nostra organizzazione sociale si è basata su una struttura fortemente gerarchizzata, patriarcale, centrata  sulla competitività e sul conflitto tra i sessi.

I compiti di ognuno  sono stati sanciti da culture e tradizioni che hanno visto il capisaldo nella famiglia ,dove i ruoli sono stati fino a qualche decennio fa fortemente determinati  e intoccabili. Nelle nostre latitudini l’uomo aveva il contatto  con il mondo esterno e la donna il suo posto nell’ambito della famiglia.

Mentre nei secoli precedenti ,prima della società industriale ,le donne avevano il loro compito lavorativo ,a fianco del marito, nei campi o nelle imprese familiari, con la società industriale la donna è stata inizialmente sbalzata in un lavoro alienante, sottopagato e a volte umiliante. Presenti socialmente durante le due guerre mondiali, quando gli uomini erano al fronte, quando l’emergenza è finita sono state di nuovo relegate in ambiti domestici, mentre pian piano si è delineata  la figura della donna che non doveva avere attività lavorative, a casa mantenuta dal marito.

Compare una forte distinzione per cui il lavoro è prerogativa dell’uomo e alla donna spetta il compito delle pareti domestiche, madre e tuttofare casalinga, in un mondo limitato e  insoddisfacente.

I decenni del boom economico hanno visto le donne uscire  di nuovo nel mondo del lavoro quando inizia  a dissolversi uno dei principali motivi per cui l’emarginazione femminile si era tenuta saldamente in piedi: la mancanza di istruzione e di cultura..Le donne, fino allora svantaggiate e tenute lontano dall’istruzione e dalle professioni intellettuali, iniziano a culturalizzarsi e a esprimere la consapevolezza della propria condizione.

Movimenti femminili e femministi ottengono i diritti fondamentali ,dal diritto di voto al diritto alla cultura, al divorzio, all’aborto ,alla potestà sui figli.

Col procedere della cosi detta ’emancipazione” femminile, diventa difficile applicare i vecchi modelli sociali che vedevano lo schema   familiare basato sulla presenza casalinga delle donne.

Gli uomini non sempre riescono ad adeguarsi  ai nuovi assetti che vengono proposti  e a volte le donne si ritrovano a portare su di se il vecchio modello familiare che le vede al centro della gestione della famiglia,della casa, dell’educazione dei figli e dell’accudimento degli anziani, e contemporaneamente il ruolo di lavoratrice o di professionista, con carichi a volte insostenibili.

Si delineano quindi nuovi modelli a cui non sempre si è pronti.

La richiesta implicita di libertà delle donne crea disagio profondo negli uomini, che, nei casi estremi, reagiscono a questa perdita di potere e di controllo sulle proprie donne, con violenza a volte cieca, fino a fatti estremi di cui son piene le cronache.

Le donne a loro volta, spesso ignare del loro reale potere femminile, entrano in panni maschili sperando di guadagnare il posto sociale fino a ora negato.

Occorre quindi interrogarci su quali ancora oggi possono essere i modelli a cui possiamo fare riferimento e fare una profonda riflessione su cosa vuol dire oggi l’essere uomo e donna.

Secoli di oppressione hanno relegato le donne in un senso di se’ deficitario ,spinte a condividere con l’uomo un profondo senso di inferiorità rispetto al maschile ,con conseguente svalutazione di se’,con la certezza profonda e a volte inossidabile, di non essere capaci di fare alcune cose, visto il proprio genere di appartenenza.

Una grande riflessione va fatta sull’educazione che le donne, bambine, hanno ricevuto dalla propria madre, educate alla dipendenza e alla idea di non potercela fare da sole ,ma sempre bisognose di un uomo che faccia da intermediario con il mondo.

Un’altra importante riflessione è quale compagna o moglie ha vicino a se’ un uomo se la sua donna, che dovrebbe condividere con lui i fatti positivi e negativi della vita, nutre dentro se’ l’idea di non essere  in grado?

Forse la profonda solitudine dell’uomo può avere origine da questa disparita’ di concezione di se’ che fino a ora si è avuta?

Ci troviamo in un momento di svolta epocale ,in cui la grande crisi che ci attraversa, non solo economica, ma anche di valori di riferimento, porta con se’ germi benefici e positivi di grande rinnovamento.

Il mondo è pervaso dalla rinascita della energia femminile, che, tenuta in sordina per secoli, sta riemergendo con la sua grande dignità.

Secoli bui si stanno schiudendo a una nuova consapevolezza del femminile e quello che sembrava un racconto mitologico, che pure ha riscontri storici e archeologici, la Dea Madre di ancestrale memoria, oggi si riaffaccia nell’inconscio collettivo, non più tenuto alle briglie da una vetusta cultura patriarcale ,e reclama il ritorno della sacralità del femminile.

La sacralità del corpo stesso della donna, donatrice di vita, mediatrice dei cicli di rigenerazione, della vita e della morte…le donne nuove sacerdotesse  che sovrintendono al contato con la natura e le sue leggi dimenticate per stolti interessi egoistici e per interessi di bieco mercato, sacerdotesse con i piedi saldamente ancorati alla terra e il cuore e l’anima in forte contatto col cielo.

Gli uomini stanno in attesa che il ciclo si compia e che le donne riprendano il loro posto nel mondo, perchè cosi anche essi  troveranno il loro ..lo Yin e lo Yang, di cultura orientale ,o la conciliazione degli opposti del nostro Pitagora, ci parlano in questo momento di una nuova energia che concilia e scopre il vero maschile e il vero femminile..sta ad ognuno di noi attivarsi per un percorso di consapevolezza, in cui lasciare schemi e modelli che ci hanno ingabbiato e restituirci la vera essenza di noi stessi.

Questo è il percorso che nel Tiaso Pitagorico siamo invitati a delineare, un percorso in cui un rinnovato femminile e un rinnovato maschile finalmente si incontrano nella loro essenza e verità profonda, fuori dai ruoli, dagli obblighi ,dalle costrizioni.

Sara’ il luogo dove sperimentare l’incontro e la possibilità ,dove cercare  insieme percorsi di riflessione e di costruzione.

Le donne sono scese in piazza a  fianco degli uomini, tutti hanno bisogno di trovare la pace e se stessi.

Nel Tiaso avremo l’opportunità di dibattere questi e altri temi.

Vi invito a partecipare numerosi Sabato 17 dicembre 2016 alle ore 16,30, Viale Castrense 48/D, Roma

 

Chi vuole può portare cibo(vegetariano) in condivisione per il Sissizio (Convivio)che avverrà  dopo il rito del Bue di Pane, simbolo della non violenza pitagorica, dove il pane sostituisce l’offerta sacrificale dell’animale, creatura vivente..

La libertà di procreare

In occasione della Giornata  contro la violenza sulle donne vorrei invitare a una riflessione su un tema che ha ancora per le donne risvolti inquietanti: la liberta’ di procreare
Vorrei che su questo tema si aprisse un dibattito che faccia uscire queste tematiche dalle paludi del non detto.

 

marc-chagall-cantico-dei-cantici

Una mia paziente nata nelle Isole Mauritius e sposata con un italiano, mi ha dato questa lettera a cui voglio dare spazio e voce, accogliendo quello che lei ci dice invitandoci a  riflettere .Vi propongo, dopo la lettura a  volere aprire una discussione e mandare i vostri feed back e il vostro contributo di pensiero..

Ecco il testo:

E’ un po di tempo che vado da vari ginecologhe, dottori facendo una domanda:”Vorrei chiudere le mie tube. Non voglio più figli, ne ho già 3″
Ma tutte le volte la risposta è la stessa: “Questo non è previsto dal servizio sanitario nazionale. Lo devi fare privatamente.” Costi? Sicuramente troppo alti perché possa anche considerare l’ipotesi.
Vi domanderete perché vi sto raccontando questo?
Vedete io voglio scegliere di non procreare più senza rinunciare al diritto di fare l ‘amore senza plastica (preservativo), senza rame o altro materiale (spirale), senza ormoni (pillole), senza interruzioni.
Vorrei quasi diventare santa per poter chiedere di portare sul mio corpo la violenza che subiscono le donne palestinesi, sud africane, etiopi…. che venivano/vengono sterilizzate forzatamente, di tutte quelle donne che urlano di dolore perché un uomo, una cultura patriarcale ancora le vuol tenere subalterne, che vuole mettere a tacere le donne che dicono “no, basta” a costo di ucciderci nei modi piu’ atroci.
La cronaca di questi ultimi mesi è piena di donne uccise barbaramente, di femminicidi. Vedete non voglio più procreare perché quel che vedo non mi piace: violenza chiama violenza e vittime altre vittime, morti altri morti, naufraghi altri naufraghi, ecc… Schiavi, perché in questo ci siamo trasformando inesorabilmente e questo sarà il futuro dei miei figli, se non peggio: Il futuro in cui un ragazzo, non più sindacalizzato grazie alla frammentazione delle tipologie contrattuali, guadagna 2,70 euro per consegnare pizza a domicilio, dove sei cronometrato se lavori per Amazon, ecc…

un futuro, un presente in cui per fette sempre più ampie di ragazzi, la certezza di un futuro lavorativo si trova nell’esercito che non esiterà/esita di mandarli a morire in nome della cosiddetta “Patria” e dell’esportazione della democrazia con il mitra.

Non ci sto più, voglio scendere dalla giostra.

E ora di chiedersi che ruolo noi Donne abbiamo in questa società e come ce lo vogliamo assumere?

E ora di dire che:

  • NON partoriremo nuovi schiavi
  • NON saremmo più vittime delle violenze fisiche e psicologiche di chi ci vuole sottomesse
  • NON saremo schiave del Capitalismo e del Patriarcato che ci vuole mettere l’una contro l’altra nell’eterna guerra tra poveri.

Chiedo al Diritto (quello che ha riconosciuto l’aborto, il divorzio) di riconoscere il mio diritto di non procreare più e di sancirlo con una legge che consentirebbe al sistema sanitario nazionale di effettuare la chiusura delle tube di tutte le donne che ne faranno richiesta purché siano nel pieno possesso delle proprie facoltà.

spero che anche i fratelli più sensibili all’autodeterminazione delle Donne si uniranno a questa richiesta che non è altro che un atto che impone a questa società di interrogarsi sulle sue sorti se le donne non volessero più partorire figli condannati dai “padri”.

Organizziamoci        Shaheenah

Ho raccolto con molta emozione questa testimonianza che mi ha spinto a riflettere profondamente sul fatto che in maniera forse  poco consapevole abbiamo dato per scontato che l’atto di una decisione definitiva sulla possibilita’ futura di procreare ,come la chiusura delle tube, venga nel nostro paese non considerata come un diritto della donna, negandole la possibilità che ha, sul proprio corpo,  di scegliere .

Il SSN non prevede questa possibilità e dal punto di vista delle modalità per effettuare l’intervento c’è una zona oscura in cui si può forse agire in privato o alla fine di un parto cesareo, ma senza la chiarezza di un diritto affermato.

In altri paesi del mondo questo diritto è riconosciuto, al pari degli altri diritti della donna, come l’aborto, il divorzio, la podestà sui figli.

Ma qui parliamo di decisione irreversibile di non procreare…

E allora la domanda spontanea è come mai lo Stato non prevede questa libera scelta?

Senza peraltro agevolare la scelta opposta, quella di procreare..

Probabilmente bisogna andare a rintracciare più profondamente quale è il ruolo presupposto della donna in questa nostra società..

Il corpo appartiene alla donna da molto poco tempo.. ricordiamo che negli anni 70 la sessualità ha cominciato ad appartenerle , quando l’uso della pillola l’ha tolta dall’angolo cui le gravidanze non desiderate l’avevano messa e da allora  ha potuto iniziare a reclamare il suo  diritto ad una sessualità libera, partecipata e soddisfacente.

E’ solo in quegli anni o di quelli subito precedenti che una donna poteva non sposare il suo stupratore, con un matrimonio riparatore che avrebbe salvato il suo onore ma l’avrebbe condannata a un ruolo di vittima perenne in mano al suo carnefice.

Per stabilire che lo stupro e’ un delitto contro la persona e non contro la morale pubblica ci sono voluti decenni di lotte e di sofferenze di ragazze che, subendo un trauma enorme, non vedevano tutelato il loro diritto come persone ad avere giustizia.

Bisogna certamente andare molto indietro per decifrare quando e perché il diritto delle donne ad essere considerate persone con diritti pieni, è andato perso.

La storia delle donne è ammantata da questo nero velo che le ha viste sempre protagoniste di serie B , non riconosciute o perseguitate quando sono state donne di valore, cadute nel dimenticatoio della storia , o messe  a tacere impedendogli l’accesso all’istruzione e alla cultura.. Non dobbiamo andare molto indietro per vedere famiglie in cui le donne non hanno potuto studiare e questo diritto è stato riconosciuto ai maschi di famiglia.

Famiglia che ha avuto, finora il suo caposaldo in una donna madre, centro e fulcro dell’organizzazione sociale, sulle cui spalle poggia una organizzazione di welfare riconosciuto anche attualmente dalla nostra massima autorità religiosa, che lo ha definito ingiusto e pesante….

L’organizzazione sociale ha visto finora le donne che stavano al loro posto, madre e colonne portanti di una società in cui la famiglia è l’elemento principale.

Ma quale famiglia?

Se fino a qualche decennio fa, per le donne era impensabile aspirare a carriere lavorative soddisfacenti e quindi con scontata mansuetudine hanno accettato responsabilità familiari mettendo in assoluto secondo piano il mondo lavorativo e la realizzazione personale , i nuovi assetti sociali  del XX secolo le  hanno spinte fuori di casa e le hanno portato prepotentemente nei luoghi di lavoro.

E se ancora resiste il famoso muro di cristallo, al di la del quale una donna non può andare in termini di carriera e di realizzazione professionale, è pur vero che molte cose stanno cambiando.

Sappiamo bene che il mondo sociale intorno a noi cambia, ma i nostri modelli interni di organizzazione familiare, inconsci, rimangono.

E cosi’ in una società in drammatico movimento, in cui lo sviluppo dell’energia femminile si afferma di giorno in giorno, rimangono alcuni simboli inconsci che fanno  da ultimo baluardo al cambiamento che l’assetto sociale sta subendo.

Certamente il ruolo di Donna Madre è un modello fortemente radicato e inossidabile, per cui una donna che non sia madre ancora oggi nella nostra cultura è vissuta come “difettosa”, e l’obbligo maggiore per una donna è assicurare la sua presunta normalità facendo figli.

L’idea che una donna possa scegliere di non essere madre e di non aderire al modello sociale quasi obbligato, è in un’area molto vicino al Tabù, di cui ancora non si parla e non si sfiora.

Forse è arrivato il momento di parlare di reale libertà delle persone, che significa non dovere aderire a modelli sociali precostituiti, e per le donne poter uscire dal giogo del cosiddetto ”tempo biologico”, che insensate campagne pubblicitarie peraltro governative, spingono in baratri di ruoli sociali giudicanti e che determinano falsi valori e ingiusti disvalori.

La procreazione quindi come atto di scelta di libertà , senza doversi sentire menomati se si sceglie di non procreare o di non poterla realizzare perché le condizioni sociali non lo permettono.

La libertà di procreare è anche relativa al mondo in cui i nostri figli andranno a vivere e non mi stupisco che la mia paziente non voglia contribuire a dare i figli in pasto a una cultura e organizzazione sociale guerrafondaia competitiva e incentrata sulla logica dei mercati.

Le donne non manderebbero mai i loro figli in guerra.

Forse su questa considerazione bisogna raccogliere le nostre energie e sottrarre il mondo a una logica patriarcale gerarchica competitiva e portatrice di morte.

Neanche io ci sto.

E voi care amiche e cari amici ?

 

Manifesto del Tiaso Pitagorico

La Nuova Scuola Pitagorica propone come suo organo principale il Tiaso Pitagorico quale luogo d’incontro tra uomini e donne per arrivare alla conciliazione dell’elemento maschile col femminile e per ritrovare un rapporto armonico con la natura.

In tempi remoti esistevano delle comunità dove uomini e donne vivevano condividendo la gestione del potere in armonia e in un profondo legame con la natura.

Con il susseguirsi degli eventi storici questo rapporto armonico si è squilibrato ed è prevalsa un’organizzazione patriarcale gerarchica dove l’energia femminile ha perso il suo valore all’interno della società.

Nell’antica Grecia, nonostante le rappresentazioni delle belle figure femminili a noi giunte, la reale condizione delle donne era insostenibile perché predominava la cultura maschile della gloria, della guerra e della competizione politica.

In quel contesto si sviluppò il Tiaso, nato originariamente come luogo di aggregazione femminile legato a rituali religiosi ed educativi.

Nella Magna Grecia, il Tiaso si elevò ad organizzazione filosofica dove le donne erano libere di esprimere le loro idee, proposte e i propri sentimenti.

Quei tentativi tuttavia non bastarono e l’evoluzione dell’umanità ha poi assistito a un riproporsi continuo di questa disarmonia espressa con violenze, guerre e aggressione alla natura. Nonostante i recenti movimenti per la difesa dei diritti della donna, che hanno portato comunque a dei risultati positivi sul piano giuridico e sociale, non si è ancora concretizzata l’armonizzazione di maschile e femminile che Pitagora professava.

A tal fine la Nuova Scuola Pitagorica predispone nel Tiaso la creazione di reti, confronti e iniziative in varie città e nazioni, attività di sensibilizzazione e collaborazione con altre organizzazioni che inducano ad una presa di coscienza di sé, dei problemi e dei modi per superarli.

Il Tiaso Pitagorico intende inoltre promuovere un’esplorazione delle energie, capacità, idealità, desideri e attese sia di donne che di uomini per capire a fondo le loro differenze e potenzialità ed attingere da esse nuove energie per una rigenerazione universale.

logo_nuova_scuola_pitagorica

 

Costellazioni Familiari e Tecniche di Consapevolezza Corporea

Cari amici,

vi informo che il prossimo gruppo di Costellazioni Familiari e Tecniche di Consapevolezza Corporea si svolgerà il  9 ottobre ore 10/18.

Per tutte le informazioni, di contenuti o logistiche, andate sul mio sito rosabrancatella.it, in particolare su evento Costellazioni Familiari  o sul calendario dei miei eventi.

Vi invio anche le date dei successivi incontri

  • 9 ottobre 2016
  • 6 novembre 2016
  • 11 dicembre 2016
  • 22 gennaio 2017
  • 19 febbraio 2017
  • 19 marzo 2017
  • 14 maggio 2017
  • 18 giugno 2017
  • 16 luglio 2017

Un saluto Rosa Brancatella