Parlare di spiritualità mentre mi accingo a scrivere, mi rendo conto che non è affar semplice…perchè questo significa ridurre a elementi limitati, quelli delle parole che in quanto tali definiscono, riducono, limitano in concetti scambiabili tra persone, concetti che sono appannaggio della mente intuitiva e in quanto tale non contenibile in uno schema logico e riduttivo ma proprio per le sue caratteristiche, capace di fare salti da un punto all’altro e legare in un filo elementi illogici e apparentemente casuali in un unicum, con un senso che comunque sfugge alla logica comune.

Posso allora non cercare una logica ma forse solo raccontare un’esperienza emotiva, quella che mi ha portato alla ricerca di qualcosa che con gli anni ho definito “spiritualità”.

Dopo un’adolescenza dedicata allo studio classico, che mi ha dato l’idea di bellezza, avevo bisogno di cercare il perchè delle cose, capire le leggi che regolano il mondo e in particolare l’uomo. Così ho cominciato a studiare la medicina, studio intenso e appassionato, dove a poco a poco mi si dipanavano i misteri del corpo umano, del suo profondo e intimo funzionamento, delle leggi che governavano le più minuscole molecole, i più elementari atomi; si è aperta la comprensione della perfezione della meravigliosa macchina umana. La ricerca del perchè delle cose è stata forte, lo studio interminabile, perchè più studiavo più capivo di non sapere; la comprensione della macchina umana e della sua incalcolabile perfezione non era sufficiente; dovevo andare oltre il corpo, e oltre il corpo forse si sarebbero delineati i significati profondi che esso non poteva da solo disvelare. Ho iniziato un percorso di analisi personale ed un percorso di formazione: la psiche e le sue leggi, la perfezione dello sviluppo umano, il vedere le cose al di là di quelle che appaiono; anche questo ha disvelato un altro mondo…ma era come se il corpo vivesse da una parte e la psiche da un’altra…vivevo una scissione profonda tra i miei due saperi, quello medico e quello psicologico, oltre che una scissione sul piano professionale. Pian piano mi sono resa conto che dietro ciò c’era una spinta culturale che con i suoi modelli mi spingeva verso questa scissione: la nostra cultura aveva disegnato il medico, che si occupa del corpo e lo psicologo che si occupa della psiche…ben precisi i campi di competenza, ben delineata la scissione…

Cosa ha fatto saltare questa scissione non so, certo l’intuizione di una realtà unificante, una matrice unica in cui corpo e  psiche siano un unicum. Ma cos’è quella forza vitale che anima mente e corpo, quella matrice che ci fa sentire un’unicità con noi stessi? Ho cominciato a sentire così un essere unica cosa tra corpo e mente ma essere anche unica cosa tra me e l’albero di fronte la mia casa, essere un’unica cosa tra me e l’erba che vado a raccogliere nei campi o il sole che mi scalda o la notte che mi accoglie… allora se io sono albero, sole, luna, notte, fiore, cos’è che ci rende unici e insieme simili? E se io sono a un albero sono anche il mio vicino, gli altri uomini e tutto quello che c’è al mondo…c’è ancora un me che non è corpo nè psiche, ed è quella parte che mi fa appartenere al mio corpo, alla mia psiche, al mondo.

Recita Mauro Bergonzi: “ognuno di noi, che si crede erroneamente un io individuale e isolato, in realtà condivide un’unica Presenza consapevole che si manifesta nell’apparente danza della molteplicità e del divenire, così come ogni onda sembra diversa e separata dalle altre, mentre di fatto sono tutte soltanto acqua che ondeggia…”

Ecco allora la necessità di intuirsi nel silenzio, dove il silenzio diventa una possibilità di attivare un’altra possibilità di conoscenza diretta e profonda della realtà: “nel silenzio della parola è possibile contattare con innocenza e sincerità noi stessi e il mondo che ci circonda”; inoltre il silenzio della parola rende più evidente il “rumore” del dialogo interiore, l’inutile vaniloquio mentale che agisce continuamente in noi…

“Praticare il silenzio della parola significa non dissiparne l’energia all’esterno attraverso la voce, ma risalire la corrente all’indietro, verso la sua sorgente, fino a diventare tutt’uno con l’oceano vibrante che ne costituisce la silenziosa matrice”

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Rosa Brancatella ()

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