Giornata mondiale della distruzione delle armi

 

Discorso nella Giornata mondiale della distruzione delle armi - Serra San Bruno - 10 giugno 2018

 

Parlo da donna e mi permetto di parlare a nome di tante donne che mi onoro di rappresentare in questo contesto.

Sono una donna nata in Calabria e con molta emozione vedo partire dalla mia terra questa iniziativa ,da una terra che ha vissuto il dramma dell’emigrazione massiva e che ora diventa il luogo di un grande cambiamento

Sono personalmente emigrata negli anni cinquanta, quando la nostra organizzazione sociale era fortemente patriarcale e per le donne non c’era un grande spazio di parola.

Le donne, immerse in una cultura patriarcale, base di una organizzazione forse necessaria in una comunita’ di base contadina, ma oggi sempre piu’ desueta visti i drammatici cambiamenti che la nostra societa’ ha avuto nel corso di pochi decenni, hanno portato e continuano in qualche modo a portare il segno profondo della emarginazione sociale e culturale che per secoli hanno avuto. E il riferimento, il modello profondo che si portano dentro è stato per molto tempo una marginalizzazione nella vita sociale, con un gradiente variabile a seconda dei paesi in cui si nasce, massima nei paesi islamici e piu’ attenuata nelle culture piu’ evolute del nord Europa.

L’emarginazione sociale si’ è tradotta quasi sempre in una disistima di se e del proprio femminile, disistima e svalutazione che si è inesorabilmente trasmessa da madre a figlia, in una catena di tramando ineluttabile, che nelle ultime generazioni si comincia finalmente a spezzare per liberare le enormi risorse e gli enormi giacimenti di creativita’ che fin’ ora non si sono potuti manifestare appieno.

Ogni donna sa e conosce bene quanto deve lottare per il suo diritto alla vita, alla liberta’, all’affermazione di se. Ogni donna ha sperimentato i muri invisibili che impediscono la sua piena realizzazione..

Le donne sono state deprivate(non parliamo dei diritti civili che solo negli ultimi decenni e con le ultime generazioni si sono affermati),ma parliamo del diritto di sentirsi realmente protagoniste della vita della “Polis”…in un gruppo di studio che stiamo conducendo sul femminile nell’ambito della NSP ,nello studio che stiamo conducendo sui Greci, si evidenzia come, nella cultura che è stata la nostra base fondante, nel pieno splendore della Polis Ateniese, culla di civilta’ e creativita’, alle donne, con leggi speciali veniva legalmente sancita l’esclusione dalla vita pubblica, rendendole di fatto prigioniere del marito, padre fratelli.

Certamente dobbiamo fare i conti, uomini e donne con le nostre basi culturali e se Pitagora per primo ha restituito dignita’ alle donne, non possiamo non chiederci cosa è accaduto all’uomo e alla donna con questi presupposti.

Come ci dice Jung l’incontro tra maschile e femminile è indispensabile per completare quella parte di noi mancante e cosi’ l’uomo cerca nella Donna la sua Anima e la donna cerca nell’uomo il suo Animus.

Ma se lo squilibrio tra i sessi è ,come e ‘ stato cosi’ forte,se l’uomo ha dovuto e voluto per secoli confrontarsi con una persona non alla pari, se il ruolo femminile è stato cosi’ subalterno, come hanno potuto gli uomini calmare la loro affannosa ricerca della propria anima per trovare la tanto ricercata armonia di vivere?

L’uomo è rimasto ahime’ solo…venendo ridotta la sua compagna a una subalternita’ che non la rendeva piu’ compagna, ma legata a lui da una dipendenza economica ,culturale, oggetto sessuale senza diritti. L’uomo non ha potuto placare le sue istanze disarmoniche e distruttive,istanze non controbilanciate da una energia pari e contraria, quella dell’accoglienza e della energia creatrice del femminile.

E’ questa l’energia che le donne in questo momento devono riconoscere a se stesse, la profonda energia del femminino, la potenza creativa e rasserenante, la capacita’ insita nel corpo stesso delle donne, di essere in contato con le verita’ piu’ profonde della vita e con il senso stesso della vita, nella insita capacita’ di contatto con la vita e la morte, con la sua capacita’ di contatto con la terra e con il cielo, con la sua capacita’ di entrare naturalmente in contatto con la sacralita’ della vita.

Ed ecco perche e’ assolutamente importante la presenza del femminile nella giornata simbolica della distruzione delle armi..conosciamo i simboli e la loro potenza e sappiamo bene come vanno nel profondo.

La donna deve in questo momento storico prendersi la sua responsabilita’,uscire pienamente dalla sottomissione, permettersi di essere un soggetto sociale a pieno titolo e riconoscere la sua potente fonte di energia..solo cosi’ le istanze distruttive del maschioin’ora lasciate a se stesse, possono essere contenute e nel mondo il maschile e femminile possono trovare una armonica rappresentazione ..Solo cosi’ si puo’ arrivare a una vera societa’ pacificata..

Un augurio a tutti noi che questo accada.