Non parlerò dell’amore di coppia o dell’eros ma in questi tempi di grandi incertezze possiamo parlare dell’Amore, quello con la A maiuscola, quello che unisce gli umani e genera relazioni, contatti, umanità.
L’umanità ha le sue leggi, scritte nelle nostre pieghe più profonde dell’anima e tutti noi li conosciamo, anche se non del tutto consapevolmente ma dentro ogni uomo c’è la certezza di quello che è giusto e quello che è ingiusto, come una sorta di archetipo che ci caratterizza e ci guida.
Le esperienze più o meno traumatiche della vita possono farci perdere il contatto con il nostro senso della verità e con questa parte profonda di noi ma sappiamo che ci sono cose intoccabili che appartengono al nostro essere umani.

Gli antichi greci, prima ancora della psicanalisi ci hanno magistralmente descritto con le tragedie quelle parti inalienabili di ogni uomo, portandoci sulla scena la rappresentazione,con i tragici personaggi, di parti di noi, rendendole visibili.
Chi non ha riconosciuto in Antigone, la donna coraggiosa che sfida le leggi crudeli dell’uomo, una parte di se’, quella parte che non accetta la limitatezza delle leggi umane e si appella al divino per comprendere la sua sfida al mondo.

Antigone,figlia di Edipo e di Giocasta, portata dal padre peregrinando per l’Attica dopo la tragica scoperta del suo incesto e il suo accecamento, dopo la sua morte torna a Tebe, dove i suoi fratelli Eteocle e Polinice guerreggiano per conquistare il trono della città. In un combattimento si uccidono vicendevolmente. Creonte, il nuovo re di Tebe proibisce la sepoltura di Polinice perche’ si era alleato con la città rivale. L’ordine è di lasciare il corpo dell’uomo in pasto ai cani. Decide di punire con la morte chiunque disobbedisca al suo volere e seppellisca Polinice, mentre da sepoltura ad Eteocle.
Antigone non può accettare questo per il fratello e, sola, va e da sepoltura, ricoprendo il corpo con la terra.
Quando viene scoperta accusa Creonte di essersi posto sopra gli dei, perchè il rito funebre va concesso a tutti gli uomini per volere delle divinità.
Creonte non cede e condanna la fanciulla a morte,chiudendola viva in una grotta.
L’epilogo della storia è tragico, Creonte, avendo disobbedito a una legge degli dei, si ritroverà in poco tempo privato della famiglia, perchè sia il figlio, innamorato di Antigone si ucciderà, e dietro di lui si ucciderà la madre, sua moglie.
Infrangere una legge degli dei e’ dunque imperdonabile e gli dei hanno prontamente punito il colpevole.

A quanti morti non abbiamo dato sepoltura in questi giorni?

A quanti Polinice è stato tolto il rito funebre, quel rito che secondo i greci aiuta l ‘anima, la psychè che fuoriesce dalla bocca al momento dell’ultimo respiro, ad andare verso l’Ade, il regno dei morti e che senza quei rituali sarebbe obbligata a vagare senza requie fino a diventare uno spettro malefico.
La mancata sepoltura era una della massime pene da infliggere a un uomo e i suoi compagni,anche in battaglia e a rischio della vita si occupavano di non abbandonare il corpo, perchè dare una degna sepoltura ad un defunto era uno tra i doveri supremi che i vivi dovevano rispettare per sottostare alla legge degli dei.

In questi giorni dolorosi un legislatore asettico e inconsapevole, senza tener conto dell’ira degli dei, ha decretato di non poter dare degna sepoltura ai nostri morti, proibendo i funerali e i riti che accompagnano l’estremo saluto a chi lascia il corpo.
Disorientati dalla paura ingenerata dagli eventi della pandemia, è come se non avessimo potuto focalizzare la portata di quello che ci è stato richiesto…ma in ognuno di noi c’è un archetipo di giustizia e come in Antigone presto o tardi viene fuori.

Cosa è per noi il rito funebre,per noi uomini e donne della cosiddetta società civile industrializzata, noi che non abbiamo paura degli dei e che quindi non abbiamo bisogno di seguire le loro leggi?

Il rito avvia l’elaborazione del lutto, aiuta chi rimane a iniziare a mettere nella realtà il distacco da una persona cara. Col suo tramite, la pietas, la compassione per che se ne va aiuta la nostra coscienza a cominciare a prendere contatto e in qualche modo accettare la realtà delle cose, della vita come divenire….senza una elaborazione rimane la sospensione, chiamata dalla psicoanalisi una “animazione sospesa”, per cui chi se n’è andato rimane nella mente di chi rimane come se fosse ancora realmente presente, e il confine tra la realtà e l’irrealtà diventa molto incerto, si profila un baratro di vuoto…

Dopo le grandi guerre abbiamo avuto il bisogno dei monumenti ai defunti, e quello al Milite Ignoto, emblematicamente, ci ha permesso in maniera simbolica (ma conosciamo la potenza dei simboli…) di elaborare ed affrontare la sorte di quelle migliaia di ragazzi i cui corpi non si sono trovati e non hanno avuto l’onore della sepoltura.

Ma lì c’era una guerra.

Nella nostra cosiddetta società civile gli anziani, perchè non più produttivi, hanno perso il loro valore e noi abbiamo colpevolmente acconsentito ad accettare la mercificazione degli esseri umani, spinti dal nostro poco tempo, dalla battaglia per la sopravvivenza, da una organizzazione sociale basata sul profitto, a non riconoscere il loro valore umano, valore che prescinde da quanto si è produttivi .
Scelte quasi obbligate e crudeli ci hanno portato a confinare gli anziani in strutture senza Amore, dove non è arrivato l’affetto dei figli, dei nipoti, della famiglia; li abbiamo condannati alla solitudine della vita e della morte.

Ora nella nostra vita sociale c’è questo grande vuoto, queste persone che se ne sono andate senza un abbraccio, senza una carezza e senza la possibilità di un rito che accompagnasse il loro passaggio.
Sono nella nostra anima e dovremo cercare un simbolo, un modo per poter buttare ognuno un pugno di terra sui loro corpi, con l’Amore che ci ha insegnato Antigone.

Rosa Brancatella
Medico e Psicoterapeuta
www.rosabrancatella.it

PS. Ringrazio fortemente la sorte che mi ha permesso di vedere mia madre morire a cento anni e mio padre molto piu’ giovane nella loro casa e con l’amore dei figli e della famiglia.

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