Ci ispiriamo a Pitagora che nel V sec ebbe una visione rivoluzionaria per il momento storico: pensare che l’uomo e la donna ,che in quel momento non vivevano situazioni di parita’ dovessero trovare una via comune per avere l armonia.
Per questo grande obiettivo il presupposto essenziale è che le donne e gli uomini abbiano pari dignita’,come Pitagora affermava.
In questo omento storico questo non sembra ancora realizzato
Ho lavorato molto con le donne come medico ginecologa ,in Ospedale dirigendo un Servizio per Malattie trasmesse sessualmente e come Psicoterapeuta.
Ho incontrato donne di tutte le categorie sociali e culturali,dalle signori borghesi del quartiere Parioli vicino a cui si trova il mio Ospedale,alle ragazze vittime di tratta accompagnate dai servizi sociali che le portavano dalla strada al mio ambulatorio, alle studentesse dei licei classici e scientifici del centro di Roma, alle studentesse delle periferie romane delle scuole professionali, alle donne mamme della media borghesia e della classe impiegatizia, alle donne del reparto femminile di Regina Coeli…donne diversissime quindi ma che avevano tutte un qualcosa in comune: tranne rarissime eccezioni, nessuna si sentiva padrona e realmente artefice di se stessa..e questa alienazione da sè emergeva per esempio dalla ragazza che nei rapporti sessuali non osava proporre la protezione al suo compagno, pur volendola, per non essere giudicata una poco di buono, alle madri che negavano la sessualita’ delle figlie lasciandole sole in momenti cruciali, alle donne in coppia con una persona sieropositiva da HIV che rifiuta di proteggersi in nome di un senso di sacrificio e di immolazione per il suo partener che la porta fino al sacrificio di se e della sua salute e cosi via…
Le donne dunque espropriate del proprio corpo e si se’ stesse,in una persistenza inconscia e antistorica di un diritto di proprieta’ su di esse che riconosce memorie storiche probabilmente ancora presenti e attive.
Sono andata cosi’ sulle tracce di queste memorie inconsapevoli e mi sono resa conto che queste hanno ancora un peso importante nella storia femminile, se come è vero le donne non hanno ancora conquistato la consapevolezza profonda del proprio potere personale, della propria energia rivoluzionaria e creativa, se è ancora vero che il grande potere creativo femminile è stato accantonato in secoli di buio, dove l’espressione di se’ e’ stata impossibile.
Parlo al passato per essere ottimista, ma ben sappiamo e il mio lavoro di Terapeuta e di Costellatrice familiare me lo conferma giornalmente, con un gradiente geografico che aumenta dal nord al sud,che l’oppressione femmilile e l’impedimento alla libera espressione dei suoi talenti e’ ancora lontano dal diventare una realta’ estinta.
Questo alle nostre latitudini.In altre è sotto gli occhi di tutti quello che le donne subiscono in termini di oppressione.
Nei secoli bui precedenti le donne sono state tenute lontano dalla cultura, elemento primario di emancipazione, e dalla loro realizzazione personale e professionale.
Del resto è di pochi decenni la nostra conquista dei diritti civili fondamentali femminili come il diritto di voto, la legge sul divorzio e sull’aborto, per non parlare del diritto di famiglia che ha riconosciuto il diritto alla potestà sui figli da pochi decenni, la fine della pratica odiosa di dover fare un matrimonio riparatore che costringeva la donna a sposare il suo stupatore (grazie al coraggio dei una donna siciliana,Franca Viola che rifiuto’ di sposare il suo stupatore che voleva sposarla a ogni costo).In seguito al suo rifiuto,ma anche all’aiuto del padre e del fidanzato ,che non hanno accettato la logica sottesa alla legge, l’articolo 544 del codice penale che prevedeva l’estinzione del reato laddove ci fosse un matrimonio riparatore.La ragazza rifiuto’ il matrimonio e la famiglia la sostenne passando per vari processi che si conclusero con la condanna del suo rapitore. Solo nel 1981 ,circa 15 anni dopo,l’art 544 fu abrogato e solo nel 1991 lo stupro fu annoverato tra i delitti contro la persona e non contro la morale.

Le donne cominciano dunque ora a appropriarsi della consapevolezza della loro grande energia ed è questa energia che fu riconosciuta da Pitagora che, ad onta di quello che succedeva allora in termini di riconoscimento della parita’ tra donne, ammise alla sua scuola le donne,rispettandone la dignita’ che egli riteneva superiore a quella dell’uomo per il loro superiore senso di giustizia, e comprese che l’armonia era possibile con la conciliazione degli opposti e in questa accezione,la conciliazione del maschile e del femminile.

Un richiamo all’unita’ del maschile e del femminile alla cui totalita’ tutti ci identifichiamo e che anticipa di molti secoli cio’ che affermera’ Jung nella visione dell’Animus e dell’Anima, archetipi del maschile e del femminile presenti in ognuno di noi e che vanno riconosciuti, accolti ed espressi per permettere la propria realizzazione interiore.
Il rapporto tra uomini e donne secondo Jung è un rapporto proiettivo, le persone vedono nell’altro la propria componente inconscia dell’altro sesso , ossia l’Animus che è la componente maschile delle donne e l’Anima che è la componente femminile degli uomini. L’attrazione che provano è verso quella parte inconscia e quindi velata di se stessi, che l’altro rappresenta. Occorre conoscere bene, secondo Jung, questo archetipo, questo lato della nostra psiche,e solo cosi’ è possibile interagire in modo armonico con l’altro avendo una ricca relazione e un rapporto gratificante.
Nella psiche umana secondo Jung c’ è un naturale ripetersi di parti in opposizione tra di loro: quello che egli chiama l’ombra, è la nostra parte non riconosciuta,la parte di noi che non vogliamo vedere, ma che comunque ci appartiene e che proiettiamo sempre sull’altro.
La partenza quindi è da noi stessi, non possiamo riconoscere e accettare il femminile o il maschile esterno a noi se non abbiamo prima riconosciuto e accettato le nostre parti interne
(e questo è uno dei compiti filosofici del Tiaso Pitagorico con esperienze significative di confronto tra uomini e donne che si sono avviate a Roma..)
Se il mito dell’androgino è cosi’ potente e sentiamo dentro di noi forte l’archetipo e il bisogno della ricongiunzione, dobbiamo chiederci come mai la storia ha portato il maschile e il femminile per strade cosi’ diverse, determinando una separazione che ha portato grandi danni al genere umano, che ha visto e ancora vede alle nostre latitudini e molto chiaramente in altri paesi piu’ oltranzisti il prevalere di una delle due parti dell’umanita’,quella maschile, che, mentre impediva la libera espressione del femminile, ha pagato il suo predominio in termini di grande solitudine, di mancanza di una vera compagna di vita, di allontanamento dal ricongiungimento con la sua parte mancante..
La storia qualcosa ci piu’ spiegare..
Ma quale storia?
Se siamo d’accordo con l’affermazione di Gibbon, grande storico inglese studioso dell’impero Romano che affermava che “la storia è poco piu’ di una registrazione di delitti, follie, e sventure dell’umanita’,forse non ne potremo cavare nulla.
Ci viene incontro la biologia che ci dice che, secondo le recenti ricerche di alcune ricercatrici Americane, Laura Cousin Klein e Shelly Taylor, che hanno studiato le reazioni allo stress da parte di uomini e donne. Esiste una sostanziale differenza biologica di reazione e quindi di comportamento tra uomini e donne. La ricerca smentisce gli assiomi precedenti che affermavano che ci fosse una risposta univoca maschile e femminile a un evento stressante e che era stato identificato nello schema”o combatti o fuggi”
In realta’ questo meccanismo di risposta agli stimoli stressogeni appartiene al genere maschile .
Sotto stress i maschi producono Testosterone che spinge al combattimento o alla fuga, mentre nelle donne la reazione è mediata da un altro ormone l’ossitocina,l’ormone che viene prodotto al momento del parto e che avvia il meccanismo delle contrazioni uterine che ha invece un effetto rilassante! La reazioni allo stress delle donne, secondo queste autrici determina comportamenti importanti di tutela e non di attacco, secondo uno schema ancestrale che esse definiscono ”prenditi cura e mostrati amica, in altri termini in un momento di pericolo prenditi cura dei bambini e collabora con le altre donne. La collaborazione quindi come elemento sostanziale per l’assetto femminile e questo ci spiega il bisogno innato delle donne e che quindi ha un substrato di tipo biologico,di reti amicali femminili, ci da una base importante a quello che la NS Pitagorica afferma,da taluni definita una utopia,cioe’ che il mondo governato dalle donne avrebbe una impronta pacifica e non violenta come quello attuale.
Sappiamo che questa utopia si è talvolta realizzata e ci sono parti del mondo in cui ancora è presente.. nella storia abbiamo avuto momenti in cui questa capacita’ femminile si è affermata ,costruendo società pacifiche e bene organizzate, dove la guerra era assente e dove ha regnato l’armonia.Parliamo di epoche remote che sono state indagate da molte studiose archeologhe e antropologhe. Prima fra tutte è d’obbligo citare Maria Gibutas, archeologa lituana che ha insegnato all’Universita’ Havard di Boston, la quale ha suffragato ,dall’esame di migliaia di reperti archeologici nel bacino del Mediterraneo l’ipotesi della presenza alle nostre latitudini in tempi remoti,7000 aC, di una civilta’ avanzata, pacifica ed evoluta, in cui non esisteva un potere gerarchico, ma un potere condiviso.
Era il tempo delle societa’ gilaniche ,della Dea Madre,dove uomini e donna avevano una assoluta parita’ di diritti
Era il tempo delle societa’ gilaniche da gu-donna,aner uomo e la l conme elemento di legametra i due e dove uomini e donne vivvevano in una parita’ assoluta.Tutte le statuette di Dea ritrovate dalla Gimbutas attestano che all’inizio era venerata la DEA Madre e di conseguenza la struttura sociale non prevedeva l’uso della forza fisica come strumento organizzativo,difensivo e offensivo.In questi popoli c era un’arte raffinata e sofisticata,gli individui erano in costante armonia con la natura e si professava il culto per la vita,quindi gli strumenti di morte non erano contemplati ne’ ammessi.In queste antiche societa’ pacifiche di tutta l’area mediterranea tutti i fenomeni naturali cosi’ come tutti i fenomeni appartenenti alla sfera della generazione ed della fertilita’ sono stati assegnati di diritto al dominio femminile.
La dea matriarcale pre indoeuropea racchiudeva la conoscenza di tutte le forme viventi e di tutti i meccanismi stessi della vita. Esercitava la propria autorita’ sul mondo della natura e attraverso questa podesta’ era curatrice maga. Il sacro apparteneva al femminile e le donne matriarcali erano esse stesse donne e sacerdotesse, portatrici della vita e mediatrici tra il mondo terreno e il mondo sovrannaturale.
Sono sempre appartenute anche al mondo terreno ,tanto che fin dai primordi della storia alle donne è appartenuto l’ambito della cura, le cui competenze hanno sempre costituito una sorta di fortezza sapienziale, tramandata poi nei secoli come una sorta di enclave della liberta’ di espressione femminile(vedremo che nei secoli bui questa liberta’ sapienziale sara’ tolta alle donne,..)
Le donne hanno avuto contatto col sacro ma contemporaneamente con la concretezza della realta’:hanno sempre avuto il naturale compito di gestire e manipolare le materie prime, dalla raccolta delle erbe, alla collaborazione alla caccia nei primordi dove le era affidato il compito i dissezionare e conservare le carni, alla conservazione del cibo. La sussistenza materiale è stata sempre un compito femminile. Nelle societa’ primitive le donne univano il naturale legame con la terra e ai suoi prodotti a una sacralita’ anch’essa naturale e insita nel suo stesso corpo, dispensatrice di vita, accompagnatrice di riti funebri, presente nei sacri riti di trasformazione ,simbolo essa stessa del mutare ciclico della vita.
Furono queste societa’ della condivisione,dal momento che il governo femminile, come la biologia ci aiuta a comprendere, si basa su un modello di scambio e di dono ,non gerarchico e accentratore.
Vedremo meglio come sono organizzate le societa’ matriarcali o matrilineari o gilaniche (gu,donna e aner ,uomo)
Sappiamo che nel bacino Mediterraneo queste societa’ furono soppiantate alla soglia dell’eta’ del bronzo(3500-1200 aC)dall’arrivo dei popoli guerrieri Kurgas,provenienti dal sud del Volga,che conoscevano l’uso delle armi e avevano addomesticato i cavalli e basavano la loro organizzazione sociale su un modello fortemente gerarchico e non pacifico.
Le societa’ pacifiche furono invase e a poco a poco soppiantate da modelli gerarchici, la donna non solo perse la centralita’ che aveva nelle societa’ gilaniche,ma fu trasformata in schiava sessuale e proprieta’ del maschio guerriero, perdendo per sempre il suo ruolo sacro, spinta ai margini sociali in un asservimento che è durato secoli e la cui memoria inconscia è ancora presente nelle memorie cellulari delle donne.
Si apri’ dopo questa una fase che avrebbe visto l’espletarsi successivo delle culture classiche il cui apporto fu fondamentale per costruire le basi teoriche di quella differenza di genere su cui si sarebbe sviluppata tutta la successiva speculazione filosofica dell’Occidente moderno,e quindi una buona parte del destino delle donne..e degli uomini.
In quel momento irruppero nelle religioni gli dei patriarcali che soppiantarono quasi completamente la dea madre ,il cui culto resistera’ piu’ a lungo, insieme alle societa’ gilaniche ,in luoghi piu’ isolati e meno esposti alle invasioni come Malta, Santorini, Creta, Sardegna,dove tracce di queste societa’ si ritrovano fino al 1500 aC.
Nel nuovo pantheon le dee, non piu’ protagoniste ,ma divenute mogli, amanti o figlie dei nuovi dei, venivano in parte spogliate del potere della dea madre primordiale, ma mantenevano in vita pallidi riflessi della sua forza.
Fu in questa fase, secondo alcuni studiosi, che si preparo’ il terreno filosofico dell’estromissione del sapere femminile, che sarebbe stata in seguito approfondita con l’avvento del cristianesimo. Nei periodi in cui la visione del mondo comincia ad essere guidata dal dominio della ragione, come nel periodo classico, questo scalzava l’antica percezione intuitiva, sacra, mistica quasi magica dell’esistenza vicina alle donne.
Le donne persero dunque la loro sacralita’ e i loro saperi di cura ,di conoscenza sapienzale del mondo naturale, cominciarono ad essere ritenuti quasi occulti, esoterici, insinuando che queste conoscenze fossero uno strumento al servizio del sovvertimento dell’ordine naturale dell’Universo.
Fu l’inizio di un percorso che porto’ questa sapienza ad andare pian piano nella clandestinita’.Questo processo è stato eclatante nell’ambito della medicina e delle conoscenze erboristiche e fitoterapiche, dove il tramando di generazione in generazione fu elemento essenziale e il tramando era cosi’ antico e cosi’ remote le origini di quegli insegnamenti che essi venivano ricondotti al favore di antiche rivelazioni concesse all’inizio dei tempi da dee o semidee dedite alle arti magiche o divinatorie e che hanno contibuito al formarsi degli archetipi della donna guaritrice, la dea, la maga, la profetessa.
Ma figure troppo arcaiche e potenti e temibili al mondo maschile per un potere che sembrava oscuro, che trasformo pian piano la maga saggia ,la pitia o la sacerdotessa guaritrice nel prototipo della strega destinata poi ai roghi dell’Inquisizione.
E per andare avanti e soffermarci alla cultura greca,cultura vigente ai tempi di Pitagora,possiamo dire che la vena razionalistica insita in essa ha allargato la forbice tra sapienza essenzialmente empirica e intuitiva ,tipica della donna,e quella maschile orientata all’uso della logica e della sistematicita’,quindi la cultura femminile tramandata nella pratica e nella oralita’ è destinata a sopravvivere nella clandestinita’,quella maschile, votata alla ufficialita’ ,affidata alla scrittura e quindi consegnata alla storia.
Nell’immaginario greco riemergono figure femminili ancora legate all’antico archetipo della maga guaritrice e della sacerdotessa sciamana ,modelli che la nuova cultura non aveva del tutto soffocato ma che non era riuscita bene a comprendere,
Le piu’ emblematiche di queste figure sono Circe e Medea. Entrambe sono donne semidivine legate alla genealogia del sole, non piu’ sacerdotesse o guaritrici, ma gia’ spogliate del loro alone sacro, seppure dotate di competenza superiore, sono comunque nel rango di una sorta di fattucchiere. Ma esse fondano la loro magia sulla conoscenza delle erbe, che utilizzano per dominare e trasformare la realta’.Sono le uniche donne, grazie alla loro cultura e al loro sapere, non importa in quale modo si esprime, che hanno il lasciapassare per una autonomia personale e per una liberta’ sconosciuta nel mondo classico greco.

Consiglio a tutti la lettura di un libro: Chi ha cucinato l’ultima cena di Rosalind Miles,ovvero la storia femminile del mondo. Lei riscrive la storia da un punto di vista femminile, cioe’ comprendendo nella storia ,da cui è stata esclusa la presenza , i contributi fondamentali del femminile nella evoluzione della specie e nella evoluzione della storia.
Solo nella nostra epoca gli storici cominciano a analizzare le esperienze storiche degli uomini e delle donne separatamente, riconoscendo che in passato gli interessi delle donne si sono contrapposti a quelli degli uomini e le loro esigenze hanno incontrato l’ostilita’ degli uomini che non hanno esteso volontariamente alle donne quei diritti e quelle liberta’ che hanno rivendicato per loro stessi.
Cosi gli storici e gli antropologi cominciano a vedere il contributo sostanziale delle donne alla evoluzione della specie umana.
Alcuni interessanti studi della Universita’ di Berkley in California e di Oxford di ricerca genetica sulla struttura molecolare dell’eredità dei geni ci dicono che sono riusciti a isolare una impronta del DNA comune a tutta la razza umana, rimasta immutata per millenni nonostante le divergenze delle razze e dei popoli di tutto il mondo e ai popoli di tutto il mondo e che è incontrovertibilmente femminile.
L a ricerca punta a una unica donna come sorgente di geni per tutta la razza umana: viveva in Africa circa 300.000 anni fa e i suoi discendenti migrarono dall’Africa diffondendosi in tutto il globo e dando origine a tutti gli esseri viventi sparsi nel globo

Questo lavoro sta muovendo i suoi primi passi e ancora non sappiamo a cosa portera’,ma è pur vero che questi studi che parlano della madre come sorgente di geni contrasta con il mito cristiano della creazione che vede l’uomo come primo essere presente sulla terra.

Ancora si stanno raccogliendo evidenze archeologiche che il mito dei primi uomini del Pleistocene che vivevano di caccia e andavano in battute solitarie mentre le donne stavano nella caverna ad accudire i figli ,è smentito dalle evidenze della partecipazione attiva delle donne a tutte le forme di sopravvivenza della tribu’,compresa la caccia ,ritenuta di stretta pertinenza degli uomini,anzi ,come ci spiega un’altra ricercatrice inglese,Myra Shackley,le battute di caccia erano un momento fondato sulla stretta collaborazione e cooperazione di gruppo.
Si sta ora comprendendo l’importanza che hanno avuto per la razza umana e per il suo successivo evolversi le cure materne.
Rispetto agli altri primati l’accudimento del piccolo umano è molto piu’ prolungato prima che possa raggiungere una reale autosufficienza e percio’ le cure materne nella specie umana hanno avuto sempre una funzione molto importante, anche perche’ la autosufficienza del bambino non riguarda solo gli aspetti fisici del nutrimento, ma vengono iniziati a un sistema di attivita’ sociali e intellettuali ben piu’ complesso di qualsiasi altro primate. Questi stimoli complessi hanno certamente contribuito all’accrescersi di quello che oggi chiamiamo QI e certamente alla evoluzione e alla crescita del cervello umano, cosa che ci ha distaccato per sempre dagli altri primati.
Secondo uno studioso , Nigel Carder,alle donne di deve lo sviluppo della lateralita’ manuale destra, legato alla ancestrale abitudine delle donne di portare il bambino sul lato sinistro dove veniva confortato dal battito cardiaco materno.
Ma il passaggio cruciale per la razza umana avvenne sul corpo stesso della donna, quando ci fu il passaggio dall’estro dei primati al mestruo umano.
L’adattamento femminile fu quello che salvo’ la specie umana dall’estinzione e ne permise una evoluzione su tutte le specie.
Consideriamo per esempio che una primate, come la scimpanzè, gorilla e oranghi, va raramente in calore e riproducono un cucciolo ogni 5/6 anni per cui l’intera specie è a rischio di estinzione e sopravvive in piccoli gruppi. La femmina umana ha la possibilita’ di concepire 12 volte l’anno e ha quindi una fertilita’ 60 volte superiore a quella della femmina dei primati.
Furono dunque la mestruazioni femminile e quindi l’adattamento del corpo della donna che permisero alla specie umana non solo di non estinguersi ma di divenire, tra i primati, la specie prevalente sul pianeta terra.
Alcune ricercatori inglesi(Penelope Shuttle e Peter Rodgrave),hanno studiato il fenomeno del cambiamento umano legato all’adattamento del corpo della donna al ciclo lunare e quindi alle mestruazioni e sostengono che in seguito a cio’ sono state le donna per prime nel genere umano a fare collegamenti e pensare in modo simbolico ed infine sviluppare la capacita’ di elaborare concetti astratti.
La storia è stata finora “ per soli uomini” anche perchè finora dagli uomini è stata scritta. E’ necessario riscrivere per l’autrice una storia al femminile anche per chiarire uno dei piu’ sconcertanti interrogativi: come si è verificata la subordinazione secolare delle donne? Per secoli uomini e donne hanno dato per scontato che i due sessi agissero in sfere “separate ”per un dato biologico al tempo stesso naturale o stabilito dalla divinita’…Questa apharteid sociale ,con le conseguenze giuridiche, religiose, sociali e culturali su ruolo secondario della donna ,servirono a custodire religiosamente l’inferiorita’ femminile, sacrificando la femminilita’ e lodando le donne obbedienti.
La nascita della coppia monogamica che ,se per alcuni è legata all’insorgere della fedelta’ della femmina che comincia a scegliere uomini di cosidetto basso rango che pero’ le assicuravano continuita’,lasciando perdere gli uomini di alto rango che non le davano questa assicurazione, e riducendo cosi’ la competitivita’ tra maschi…per altri invece la monogamia è legata al bisogno del maschio, al momento della nascita della proprieta’ privata ,di far ereditare la sua proprieta’ ai suoi figli biologici. La reale possibilita’ che questo accadesse fu il controllo della sessualita’ femminile. Il controllo è stato serrato e feroce ha intessuto su esso valori etici e culturali di cui, paradossalmente le donne si sono fatte guardiane, contribuendo esse stesse ,con i valori dell’onore,del perbenismo e quant’altro, alla loro prigionia.
Ma ci sono altre possibilita’ di organizzazione sociale se non la coppia come fin ora abbiamo vissuto?
Bisogna per questo tornare alle nostre societa’ matriarcali per comprendere altre possibilita’ e comprendere meglio, dal confronto, la nostra organizzazione sociale.
Ci sono grandi studi attuali sulle societa’ Matriarcali soprattutto ad opera di studiose tedesche. Cito in particolare “le Societa’ Matriarcali” di Heide Goettner Abendrothche nei suoi studi decennali è andata a incontrare le numerosissime societa’ matriarcali ancora presenti in tante parti del mondo e ne riporta fedelmente l’organizzazione sociale, politica, religiosa. Partendo dalle antichissime societa’ matriarcali di cui abbiamo parlato nelle nostre regioni e che sono state spazzate via da una successiva organizzazione patriarcale, questa studiosa è andata sulle tracce delle civilta’ matriarcali presenti nel mondo e ne ha trovate in molti paesi: Asia Orientale, Indonesia, Oceania, India sud orientale(Popolo Khosi,) Nepal, Tibet, Montagne della Cina, Corea, Isole del Giappone,Indonesia,Melanesia,Oceania,Sud America,America Centrale,Nord America India del Sud,Africa Centrale,Nord e Centro.

Tra tutte le societa’ matriarcali descritte ,mi soffermerò ad esaminarne una in particolare,per poter meglio comprendere la struttura di questa organizzazione sociale che in qualche modo è abbastanza simile nei vari paesi. Parliamo del popolo Moso che vive nella Cina Sud occidentale.
Vivono in due regioni ,un primo gruppo di 30.000 e il secondo gruppo di 10.000 in paesaggi montani vicino al lago Lugu a 2700 sul livello del mare,ai confini col Tibet.
Questa popolazione vive in complessi molto belli interamente costruiti con tronchi d’albero.I Moso del lago vivono di pesca e quelli che abitano nella valle di agricoltura. La maggior parte delle famiglie di questa popolazione è organizzata secondo uno schema matriarcale classico: c’è una organizzazione matrilineare, organizzati cioe’ secondo la linea materna.I figli e le figlie vivono nella casa della madere, la loro residenza è matrilocale. La donna piu’ capace viene eletta Capo del clan, o matriarca, col titolo di Dabu.
Spettta a lei il compito di organizzare il lavoro agricolo e alla distribuzione del cibo, gestisce le proprieta’ comuni del clan che riceve in eredita’ sia sotto forma di beni materiali che di denaro e si occupa delle spese. Si prende cura degli ospiti ed è la sacerdotessa della casa nelle cerimonie di famiglia. Non gode di privilegi speciali per non contravvenire al principio di uguaglianza che è alla base di queste societa’; lavora duramente come gli altri membri della famiglia e discute col loro delle questioni importanti.
Non puo’ prendere decisioni unilaterali riguardo ai beni della comunita’e fa da giudice nei conflitti tra clan.
Alla richiesta delle ricercatrici di chi era la donna che veniva eletta come dabu,la risposta è stata che votano per la persona che si sa prendere piu’ cura degli altri.La matriarca viene scelta tra le sorelle del clan che hannno una eta’ tra i 40 e i 65 anni.
IL clan matrilineare composto da 20 e piu’ persone vive tutto nella famiglia della madre:la casa è una grande struttura in legno ,da una parte ospita le stalle e dall’altra parte le stanze singole delle ragazze ,dove ognuna puo’ ricevere il suo innamorato,il suo azhu.Gli azhu possono accedere alla casa del clan solo in qualita’ di visitatori notturni,non vivono li ma alla casa della loro madre, dove gli uomini hanno una stanza comune, l’uomo non ha bisogno di una sua stanza perche’ di notte va nella casa della sua innamorata.Si pratica quello che viene chiamato il matrimonio di visita, tipico delle societa’ ,matriarcali…quindi i giovani possono dare vita liberamente a relazioni amorose ,non esiste il termine sposo o sposa. Gli adulti non interferiscono con le decisioni dei giovani i quali si scelgono per un periodo breve o lungo, nel corso della vita tutti hanno piu’ di una relazione azhu, che si possono susseguire una all’altra: l’unione avviene attraverso un semplice scambio di doni in occasione di un festeggiamento a una Dea. Rompere la relazione è altrettanto facile,la ragazza puo’ rifiutarsi di far entrare il suo azhu o l’uomo semplicemente non va piu’ da lei.
In queste relazioni non ci sono diritti e doveri;le donne restano nella casa della madre, mentre gli uomini vanno avanti e indietro dalla casa della propria madre a quella della del clan della sua innamorata: ogni mattina si vedono frotte di uomini che tornano al loro clan materno. I bambini vivono sempre con la madre, la responsabili’ del mutuo aiuto spetta ai membri di uno stesso clan e non alle persone legate da matrimonio.
Il fratello della madre è il parente maschio piu’ vicino ai suoi figli e ne è responsabile..
A ricordo della antica e alle nostre latitudini ormai persa, la sacralita’ femminile viene qui ancora amministrata e celebrata .Al centro della casa infatti campeggia un grande camino in pietra dove vengono venerati gli antenati e le antenate e dove vengono celebrati riti e offerte agli antenati. Anche gli uomini hanno nella casa un luogo dove esplicare riti sacrie celebrazioni. Le donne anziane ,come i bambini sono in questa societa’ molto rispettati.

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Rosa Brancatella ()

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