In occasione della Giornata  contro la violenza sulle donne vorrei invitare a una riflessione su un tema che ha ancora per le donne risvolti inquietanti: la liberta’ di procreare
Vorrei che su questo tema si aprisse un dibattito che faccia uscire queste tematiche dalle paludi del non detto.

 

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Una mia paziente nata nelle Isole Mauritius e sposata con un italiano, mi ha dato questa lettera a cui voglio dare spazio e voce, accogliendo quello che lei ci dice invitandoci a  riflettere .Vi propongo, dopo la lettura a  volere aprire una discussione e mandare i vostri feed back e il vostro contributo di pensiero..

Ecco il testo:

E’ un po di tempo che vado da vari ginecologhe, dottori facendo una domanda:”Vorrei chiudere le mie tube. Non voglio più figli, ne ho già 3″
Ma tutte le volte la risposta è la stessa: “Questo non è previsto dal servizio sanitario nazionale. Lo devi fare privatamente.” Costi? Sicuramente troppo alti perché possa anche considerare l’ipotesi.
Vi domanderete perché vi sto raccontando questo?
Vedete io voglio scegliere di non procreare più senza rinunciare al diritto di fare l ‘amore senza plastica (preservativo), senza rame o altro materiale (spirale), senza ormoni (pillole), senza interruzioni.
Vorrei quasi diventare santa per poter chiedere di portare sul mio corpo la violenza che subiscono le donne palestinesi, sud africane, etiopi…. che venivano/vengono sterilizzate forzatamente, di tutte quelle donne che urlano di dolore perché un uomo, una cultura patriarcale ancora le vuol tenere subalterne, che vuole mettere a tacere le donne che dicono “no, basta” a costo di ucciderci nei modi piu’ atroci.
La cronaca di questi ultimi mesi è piena di donne uccise barbaramente, di femminicidi. Vedete non voglio più procreare perché quel che vedo non mi piace: violenza chiama violenza e vittime altre vittime, morti altri morti, naufraghi altri naufraghi, ecc… Schiavi, perché in questo ci siamo trasformando inesorabilmente e questo sarà il futuro dei miei figli, se non peggio: Il futuro in cui un ragazzo, non più sindacalizzato grazie alla frammentazione delle tipologie contrattuali, guadagna 2,70 euro per consegnare pizza a domicilio, dove sei cronometrato se lavori per Amazon, ecc…

un futuro, un presente in cui per fette sempre più ampie di ragazzi, la certezza di un futuro lavorativo si trova nell’esercito che non esiterà/esita di mandarli a morire in nome della cosiddetta “Patria” e dell’esportazione della democrazia con il mitra.

Non ci sto più, voglio scendere dalla giostra.

E ora di chiedersi che ruolo noi Donne abbiamo in questa società e come ce lo vogliamo assumere?

E ora di dire che:

  • NON partoriremo nuovi schiavi
  • NON saremmo più vittime delle violenze fisiche e psicologiche di chi ci vuole sottomesse
  • NON saremo schiave del Capitalismo e del Patriarcato che ci vuole mettere l’una contro l’altra nell’eterna guerra tra poveri.

Chiedo al Diritto (quello che ha riconosciuto l’aborto, il divorzio) di riconoscere il mio diritto di non procreare più e di sancirlo con una legge che consentirebbe al sistema sanitario nazionale di effettuare la chiusura delle tube di tutte le donne che ne faranno richiesta purché siano nel pieno possesso delle proprie facoltà.

spero che anche i fratelli più sensibili all’autodeterminazione delle Donne si uniranno a questa richiesta che non è altro che un atto che impone a questa società di interrogarsi sulle sue sorti se le donne non volessero più partorire figli condannati dai “padri”.

Organizziamoci        Shaheenah

Ho raccolto con molta emozione questa testimonianza che mi ha spinto a riflettere profondamente sul fatto che in maniera forse  poco consapevole abbiamo dato per scontato che l’atto di una decisione definitiva sulla possibilita’ futura di procreare ,come la chiusura delle tube, venga nel nostro paese non considerata come un diritto della donna, negandole la possibilità che ha, sul proprio corpo,  di scegliere .

Il SSN non prevede questa possibilità e dal punto di vista delle modalità per effettuare l’intervento c’è una zona oscura in cui si può forse agire in privato o alla fine di un parto cesareo, ma senza la chiarezza di un diritto affermato.

In altri paesi del mondo questo diritto è riconosciuto, al pari degli altri diritti della donna, come l’aborto, il divorzio, la podestà sui figli.

Ma qui parliamo di decisione irreversibile di non procreare…

E allora la domanda spontanea è come mai lo Stato non prevede questa libera scelta?

Senza peraltro agevolare la scelta opposta, quella di procreare..

Probabilmente bisogna andare a rintracciare più profondamente quale è il ruolo presupposto della donna in questa nostra società..

Il corpo appartiene alla donna da molto poco tempo.. ricordiamo che negli anni 70 la sessualità ha cominciato ad appartenerle , quando l’uso della pillola l’ha tolta dall’angolo cui le gravidanze non desiderate l’avevano messa e da allora  ha potuto iniziare a reclamare il suo  diritto ad una sessualità libera, partecipata e soddisfacente.

E’ solo in quegli anni o di quelli subito precedenti che una donna poteva non sposare il suo stupratore, con un matrimonio riparatore che avrebbe salvato il suo onore ma l’avrebbe condannata a un ruolo di vittima perenne in mano al suo carnefice.

Per stabilire che lo stupro e’ un delitto contro la persona e non contro la morale pubblica ci sono voluti decenni di lotte e di sofferenze di ragazze che, subendo un trauma enorme, non vedevano tutelato il loro diritto come persone ad avere giustizia.

Bisogna certamente andare molto indietro per decifrare quando e perché il diritto delle donne ad essere considerate persone con diritti pieni, è andato perso.

La storia delle donne è ammantata da questo nero velo che le ha viste sempre protagoniste di serie B , non riconosciute o perseguitate quando sono state donne di valore, cadute nel dimenticatoio della storia , o messe  a tacere impedendogli l’accesso all’istruzione e alla cultura.. Non dobbiamo andare molto indietro per vedere famiglie in cui le donne non hanno potuto studiare e questo diritto è stato riconosciuto ai maschi di famiglia.

Famiglia che ha avuto, finora il suo caposaldo in una donna madre, centro e fulcro dell’organizzazione sociale, sulle cui spalle poggia una organizzazione di welfare riconosciuto anche attualmente dalla nostra massima autorità religiosa, che lo ha definito ingiusto e pesante….

L’organizzazione sociale ha visto finora le donne che stavano al loro posto, madre e colonne portanti di una società in cui la famiglia è l’elemento principale.

Ma quale famiglia?

Se fino a qualche decennio fa, per le donne era impensabile aspirare a carriere lavorative soddisfacenti e quindi con scontata mansuetudine hanno accettato responsabilità familiari mettendo in assoluto secondo piano il mondo lavorativo e la realizzazione personale , i nuovi assetti sociali  del XX secolo le  hanno spinte fuori di casa e le hanno portato prepotentemente nei luoghi di lavoro.

E se ancora resiste il famoso muro di cristallo, al di la del quale una donna non può andare in termini di carriera e di realizzazione professionale, è pur vero che molte cose stanno cambiando.

Sappiamo bene che il mondo sociale intorno a noi cambia, ma i nostri modelli interni di organizzazione familiare, inconsci, rimangono.

E cosi’ in una società in drammatico movimento, in cui lo sviluppo dell’energia femminile si afferma di giorno in giorno, rimangono alcuni simboli inconsci che fanno  da ultimo baluardo al cambiamento che l’assetto sociale sta subendo.

Certamente il ruolo di Donna Madre è un modello fortemente radicato e inossidabile, per cui una donna che non sia madre ancora oggi nella nostra cultura è vissuta come “difettosa”, e l’obbligo maggiore per una donna è assicurare la sua presunta normalità facendo figli.

L’idea che una donna possa scegliere di non essere madre e di non aderire al modello sociale quasi obbligato, è in un’area molto vicino al Tabù, di cui ancora non si parla e non si sfiora.

Forse è arrivato il momento di parlare di reale libertà delle persone, che significa non dovere aderire a modelli sociali precostituiti, e per le donne poter uscire dal giogo del cosiddetto ”tempo biologico”, che insensate campagne pubblicitarie peraltro governative, spingono in baratri di ruoli sociali giudicanti e che determinano falsi valori e ingiusti disvalori.

La procreazione quindi come atto di scelta di libertà , senza doversi sentire menomati se si sceglie di non procreare o di non poterla realizzare perché le condizioni sociali non lo permettono.

La libertà di procreare è anche relativa al mondo in cui i nostri figli andranno a vivere e non mi stupisco che la mia paziente non voglia contribuire a dare i figli in pasto a una cultura e organizzazione sociale guerrafondaia competitiva e incentrata sulla logica dei mercati.

Le donne non manderebbero mai i loro figli in guerra.

Forse su questa considerazione bisogna raccogliere le nostre energie e sottrarre il mondo a una logica patriarcale gerarchica competitiva e portatrice di morte.

Neanche io ci sto.

E voi care amiche e cari amici ?

 

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Rosa Brancatella ()

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